martedì 12 dicembre 2017

Più Libri Più Liberi 2017

Buongiorno!


Anche quest'anno Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria, si è svolta qui a Roma, dal 6 al 10 Dicembre. Tradizionalmente, la fiera è dedicata alle Case Editrici che non possono (per motivi di fatturato, soprattutto, ma anche, io credo, di distribuzione e notorietà) fregiarsi della qualifica di BIG. Quest'anno c'era poi la grande novità della Nuvola, l'avveniristica struttura architettonica firmata dall'architetto Massimiliano Fuksas all'interno della quale era ospitata la manifestazione.

Tra gli oltre centomila visitatori che hanno affollato le enormi e futuristiche sale della struttura, che hanno girato tra i più di cinquecento stand che ospitavano editori medi, piccoli e piccolissimi, anche quest'anno c'ero io, e per più giorni: da sola, poi in compagnia della mia famiglia, e infine in compagnia di amiche blogger incontrate finalmente di persona.

Incontri con gli autori
Quest'anno la presenza di autori noti ed emergenti a presentare i loro libri, o anche solo a discutere con i lettori di letteratura, di realtà, di personaggi e di vita, era nutritissima e interessantissima. Avevo stilato un ricco calendario che mi sarebbe piaciuto molto rispettare, ma purtroppo devo fare i conti con la stanchezza e con la difficoltà di stare fuori tanti giorni per tutto il giorno, così ho dovuto purtroppo rinunciare a molti degli incontri con scrittori che avrei voluto tanto ascoltare dal vivo... Spero che ci saranno altre occasioni! Comunque, ho avuto modo di partecipare di persona alle "chiacchierate" fatte intorno a due libri dei quali mi interessava molto conoscere l'autore: Assassinio sul cammino di Santiago di Sergio Valzania, e Negli occhi di chi guarda, di Marco Malvaldi. Curiosamente, entrambi i libri sono gialli e quindi in entrambe le occasioni si è parlato pochissimo del libro (come si fa a parlare di un giallo senza svelare niente dei colpi di scena della trama?) e molto del "contorno", di quello che c'è dietro alla storia e dentro a chi la scrive.
Sergio Valzania è un personaggio divertentissimo, ha idee generalmente abbastanza diverse da me ma un'apertura mentale sufficiente a discuterne con personaggi dei più vari. Io amo moltissimo la radio, e memorabili sono le sue trasmissioni radiofoniche dal Cammino di Santiago, in Spagna, che lui ha percorso insieme, per esempio, insieme al matematico ateo Piergiorgio Odifreddi. In occasione della presentazione del suo libro, che, confesso, non ho ancora letto (edito da Ediciclo), si è chiacchierato del camminare, di quello che significa in un'epoca di velocità e immediatezza, del recuperare il rapporto con il proprio corpo, con la fatica, con il dolore fisico che però è bello, quando significa che il corpo l'hai usato e l'hai conosciuto.
Marco Malvaldi ha invece presentato in solitaria, da vero mattatore e abilissimo affabulatore, il suo ultimo romanzo, che ho letto e apprezzato molto. Ma anche qui, lungi dal presentare la trama del libro, in una esilarante cadenza toscana l'autore ha tenuto una specie di lectio su come lui costruisce ogni suo libro, su come sceglie i personaggi prendendoli di peso dalla realtà quotidiana dei suoi incontri spesso surreali, e, cosa molto interessante, su quello che si intende per "arte", a partire da quello che generalmente è considerato tale, rispetto ad altre "performance" la cui definizione di "artistiche" è, come minimo, questionabile (e chi ha letto il suo ultimo romanzo sa benissimo a cosa mi sto riferendo). Grandi risate, grandi riflessioni e soprattutto grande simpatia da parte di un autore che, si vede, ama molto offrirsi al suo pubblico.
Ho avuto anche occasione di ascoltare (sempre alla mia amata radio) in diretta la trasmissione degli incontri con Antonio Manzini che chiacchierava a proposito de "Il successo del noir" e con Valeria Luiselli che presentava il suo ultimo libro Dimmi come va a finire, edito da La Nuova Frontiera. Entrambe chiacchierate interessantissime, anche se molto diverse tra loro: spigliato, ironico e divertente Antonio Manzini, che ovviamente ha parlato parecchio di sé e del suo alter ego Rocco Schiavone, romano in esilio ad Aosta; e profonda e molto dolorosa Valeria Luiselli, che, confesso, non conoscevo, ma che recupererò molto presto.

Incontri con le amiche
Quest'anno la fiera è stata un'occasione felicissima, per me, per conoscere dal vivo tre amiche che finora avevo conosciuto solo virtualmente, e cioè Daniela del blog Appunti di una Lettrice, Simona del blog Letture Sconclusionate, e Baba del blog Libri in Valigia, anche se con quest'ultima è stato un incontro velocissimo e troppo breve: spero che, abitando non troppo lontane, ci possano essere occasioni (letterarie e non) per rivederci presto. Grazie poi a Simona, simpaticissima e vulcanica, ho imparato a presentarmi ai rappresentanti degli Uffici Stampa delle CE come blogger senza vergognarmi (troppo), giocando un po' con questo ruolo che per me è soprattutto una passione, senza nessuna velleità professionale. Infine, incontrare finalmente Daniela, e soprattutto chiacchierare così tanto con lei di libri letti e da leggere, di interessi e piani futuri (Cazalet, a noi!), di gusti e disgusti, ha reso la mia partecipazione alla fiera molto più divertente di quello che pensavo: grazie!

Incontri con gli editori
Grazie a Baba ho incontrato le simpaticissime ragazze di Exorma, una Casa Editrice "piccola" (nel senso che dicevo all'inizio del post) ma davvero raffinata e molto interessante. Mi piace moltissimo lo spirito del loro progetto editoriale: (preso dal loro sito) Viviamo l’epoca dell’informazione superveloce, sappiamo tutto ma non sappiamo nulla e condividiamo un contesto che sembra voler disertare la complessità: tutto deve essere facile, corretto e conforme, omologato, "scritto bene". Ecco perché dalle parti di Exòrma si "scrive male". Nel loro catalogo Neve, cane, piede, che quest'anno, come ci spiega Dany qui, ha vinto il Modus Legendi, iniziativa di Rivoluzione Gentile per focalizzare l'attenzione del lettore medio su libri al di fuori dei circuiti classici di grande distribuzione e spingere in classifica nazionale un libro pochissimo conosciuto e non pubblicizzato sui grandi canali di comunicazione di massa. 
Con Simona ho passato un po' di tempo allo stand di Scrittura&Scritture, che non conoscevo ma che mi ha incuriosito molto: il contesto in cui le editrici si muovono (una Napoli che conosco molto bene) non fa che aggiungere valore e qualità al loro lavoro di ricerca letterario. Vi consiglio di visitare il loro sito perché, oltre alle novità del catalogo, ha un'interessante sezione sul rapporto tra CE, blogger e librai, che restituisce molta umanità a un rapporto troppo spesso, soprattutto nel caso delle CE più grandi, freddo e puramente utilitaristico.
Insieme a Daniela abbiamo gironzolato per ore intere tra gli stand, suggerendoci a vicenda libri e CE, e soffermandoci soprattutto agli stand della Fazi, della Voland, della E/O, della SUR e della Lindau. In ognuno di questi stand abbiamo incontrato librai appassionati, capaci di parlare con amore dei propri libri quasi fossero creature vive. Che fosse una battuta sulle rughe di Anna Magnani o un ringraziamento per una bella recensione, ho trovato persone alla mano, gentili, sorridenti nonostante la gran fatica e la gran ressa, capaci di spendere tempo per consigli personalizzati a chiunque chiedesse loro qualcosa, e soprattutto profondamente competenti nel loro campo e consapevoli che una bella lettura cambia, eccome, la vita.

Acquisti
Ovviamente, non sono uscita a mani vuote dalla fiera, in nessuno dei giorni in cui ci sono stata. Tralasciando i libri che ho comprato per regalarli a Natale alle persone a me care, e quelli che ho acquistato a mio figlio, entusiasta di tutta quella "carta" e desideroso di portarsi appresso, anche lui, la sua bella borsa di stoffa piena di future letture, ecco quello che ho comprato per me, per i miei prossimi mesi di letture: più di 3 kg di libri (povere spalle mie!), quasi 2900 pagine in totale, che si vanno ad aggiungere alla mia già infinita e traballante pila sul comodino, delle quali vi parlerò, speriamo, nel prossimo futuro.

Sento la neve cadere, Domenico Infante, Scrittura&Scritture 
Vita e morte delle aragoste, Nicola Cosentino, Voland
A proposito di Maiorana, Javier Arguello, Voland
I ragazzi venuti dal Brasile, Ira Levin, Sur
Anima, Wajdi Mouawad, Fazi
Storia di Roque Rey, Ricardo Romero, Fazi
Praléve e altre storie di montagna, Lalla Romano, Lindau
Hannah Coulter, Wendell Berry, Lindau
We are family, Fabio Bartolomei, E/O
Piccola osteria senza parole, Massimo Cuomo, E/O


Buone letture,
Eva

domenica 10 dicembre 2017

BOOK TAG - THE END OF THE YEAR

Buongiorno!


Eccezionalmente di domenica, torno qui nel mio blogghino per un post un po' diverso dai miei standard. Non faccio infatti molti tag e non perché non mi piacciano, anzi, quando li trovo nei blog che frequento li leggo con molto interesse e divertimento: la possibilità di scoprire qualcosa in più sulla persona che c'è dietro a un blog che seguo mi intriga molto, perché è anche - anzi direi soprattutto - da questo tipo di scelte, riflessioni e pensieri che si capisce un po' di più del percorso di qualcuno che si conosce solo virtualmente. Purtroppo il tempo è sempre tiranno (fatemi usare questa frase fatta che però mi piace un sacco come suona), e quindi mi ritrovo sempre a pensare, riflettere sui tag che vedo in giro, domandarmi come risponderei io... e poi l'attimo passa, e l'occasione sfugge.

Ma quando a chiamarti in causa è un'amica come Dany, del blog Appunti di una lettrice, con un tag davvero interessante, e per di più si è in un periodo di bilanci come in questi sgoccioli di Dicembre (mancano meno di tre settimane al nuovo anno!), non si può non rispondere con entusiasmo all'appello!

Ecco quindi le mie risposte al

THE END OF THE YEAR  // BOOK TAG

1. Con quale libro hai iniziato il 2017?

Anch'io come Dany rispondo con un libro che ho finito nei primi giorni del 2017, ma che avevo iniziato alla fine del 2016, visto che è stato un regalo (apprezzatissimo) di Natale da parte di mio marito. Si tratta di L'estate fredda, di Gianrico Carofiglio, del quale non ho scritto una recensione completa ma una breve minirecensione QUI. Carofiglio è conosciuto e apprezzato soprattutto per le vicende tribunalizie dell'avvocato Guerrieri, ma qui secondo me crea un personaggio, il maresciallo Pietro Fenoglio, nettamente superiore non solo ai suoi precedenti, ma anche a tutto lo stuolo di commissari, vicequestori e simili creati da colleghi scrittori. Come scrivevo a Gennaio, mi è piaciuta moltissimo la scelta stilistica di narrare alcune parti fondamentali per la storia attraverso i verbali di polizia: un linguaggio potente e simbolico. Dalle recensioni che ho letto in giro, sembra che proprio questo aspetto a parecchi non sia invece piaciuto. Peccato. Io invece l'ho trovato un metodo molto potente per rappresentare e inquadrare il mondo dei criminali più efferati, il loro essere completamente avulsi da un contesto umano e sociale normale.

2. Qual è il libro più corto, e quale il più lungo, che hai letto quest'anno?
Il più corto che ho letto (in realtà è stata una rilettura, dopo che quest'estate lo ha preso in mano - e amato moltissimo - mio figlio) è stato L'occhio del lupo, di Daniel Pennac, che ha 113 pagine nella sua prima edizione. E' un libro che parla a bambini, ragazzi e adulti in un modo semplice, magico e suggestivo, e racconta di un ragazzo e delle tre Afriche che ha conosciuto - quella Gialla, quella Verde, quella Nera, e di un lupo che nonostante la cattività non ha perso la fierezza e la saggezza antica della natura. Il libro più lungo è stato invece Diciannove minuti, di Jodi Picoult (616 pagine). La Picoult è un'autrice che amo molto (QUIQUI le mie recensioni a due suoi libri che mi hanno emozionato in passato), e questo libro mi ha fatto compagnia quest'estate insieme al più famoso "La custode di mia sorella". Non riesco neanche a descrivere quanto ho pianto leggendo entrambi, quanto mi hanno straziato. Non sono neppure riuscita a scriverne qui sul blogghino, tanto forte sono stati i sentimenti - ben diversi dalle impressioni letterarie - che mi hanno suscitato.

3. Ci sono libri che hai cominciato durante l'anno e che non hai finito?
Ebbene sì, anche perché io sono una lettrice crudele, in questo senso. Se un libro non mi prende da subito, lo abbandono senza pentimenti né scrupoli. Io leggo per amore, per divertimento, per riflettere e pensare: leggere libri che non mi stanno piacendo non ha senso, per me (è per questo che non trovate recensioni negative qui sul blogghino). Quest'anno ho letto parecchi libri molto belli, alcuni anche inaspettatamente belli, ma in compenso ho dovuto abbandonare un libro che pure al contrario prometteva benissimo: Il consolatore, di Jostein Gaarder. Purtroppo mi ha annoiato sin dalle prime pagine, e l'ho messo da parte quasi subito per passare ad altro.

4. Un libro letto quest'anno che ti è piaciuto e che vorresti consigliare.
Ho ripreso in mano la lista dei libri letti per rispondere a questa domanda, e mi sono resa conto che in effetti quest'anno ho letto diversi libri molto belli, che consiglierei caldamente a tutti. A parte i due libri di Jodi Picoult, di cui scrivevo prima, ho molto amato Accabadora, di Michela Murgia, Il coro femminile di Chilbury, di Jennifer Ryan (di cui troverete tra poco la recensione qui sul blogghino), e mi sono molto affezionata al personaggio ironico e irriverente di Carlo Monterossi, creato da Alessandro Robecchi nel suo Questa non è una canzone d'amore (QUI la mia recensione). Ma se devo consigliarne uno, uno solo, il libro più bello letto quest'anno, quello che mi ha emozionato anche per quello che ha significato per me e la mia famiglia a livello personale, è senza dubbio alcuno Le otto montagne, di Paolo Cognetti. Un libro profondo, ispirato, bellissimo. Ne ho parlato QUI.

5. Un libro autunnale che è ottimo per la transizione al periodo invernale.
Una domanda difficile... ci ho pensato un po', ma poi la risposta è venuta di getto: D'un tratto nel folto del bosco, di Amos Oz, che ho letto l'anno scorso. Una favola onirica e misteriosa, dai molti piani di lettura, che ci porta, insieme a Mati e Maya nel folto di un bosco alla ricerca degli animali perduti da tanto tempo. Ne ho parlato QUI

6. I tre libri che vorresti leggere assolutamente prima della fine dell'anno.
Purtroppo l'anno è quasi finito e io credo proprio che non riuscirò in questo intento, anche perché di solito le feste sono dedicate alla mia famiglia, al tempo condiviso che aspetto tutto l'anno, a stare con le persone che amo e che vedo così poco. Ma se riuscissi a ritagliarmi un po' di spazio tutto per me, mi piacerebbe dedicarmi ai prossimi libri nella mia "To Be Read List" (scrivo così, per fare un po' finta di essere una bloggher di quelle serie!): La giustizia di Pulcinella, di Massimo Torre, poi Il mio cane del Klondike, di Romana Petri, e poi infine New York, 1916, di Beatrice Colin. Ma sono sicura, sicura, che non riuscirò a rispettare per niente i miei piani! Questi che ho indicato sono libri che ho comprato recentemente e che mi hanno attirato per la trama, per le loro splendide copertine e perché credo molto nel progetto editoriale delle CE che li hanno pubblicati (Edizioni E/O e Neri Pozza Editore).

7. Hai già dei piani di lettura per il 2018?
Allora, io e i piani di lettura non andiamo tanto d'accordo, perché la mia lista di letture subisce continui aggiornamenti in base a una serie di cose, dalle più profonde alle più futili (interessi letterari spiccati, colpi di fulmine per copertine bellissime, regali!), e considerando che tra un po' è Natale e che io sto lasciando casualmente in giro la mia lista dei desideri... capite bene quindi che non ho idea di quali libri mi cattureranno nei prossimi mesi! Però, alcuni piani generali di lettura li ho fatti: mi piacerebbe molto, ora che è uscito l'ultimo libro e che tutti hanno smesso di parlarne ossessivamente, dedicarmi alla saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard. Mi piacerebbe poi lasciarmi incantare dalla saga dell'Amica Geniale di Elena Ferrante, che finora non ho osato affrontare anche se le storie di famiglia e i rapporti di amicizia tra donne che si intrecciano con la Storia con la S maiuscola mi intrigano molto. E poi vorrei recuperare alcuni romanzi passati di Isabel Allende e Jodi Picoult, due voci femminili che mi affascinano e di cui per fortuna non ho letto ancora tutto. Ah, e spero che Einaudi si decida a far uscire la traduzione dell'ultimo romanzo di Fred Vargas, che con il titolo di Quand sort la recluse, è già uscito in Francia quest'estate, e che io aspetto con ansia... Va beh, mi pare che come piani di lettura, per una che di solito non ne fa, siamo già abbondantemente sopra la soglia del credibile...

Eccoci giunti alla fine del tag: mi è piaciuto molto e mi sono divertita a rispondere alle domande di Dany, e sono molto curiosa di conoscere le risposte delle amiche che vorranno farlo - quindi siete tutte invitate!

Buone letture,
Eva

venerdì 8 dicembre 2017

Un libro a Natale (seconda parte)

Buongiorno!


E' venerdì e siamo giunti al secondo appuntamento con il nostro tag natalizio "Un libro a Natale". Vi ricordo che si tratta di un tag che ho mutuato da quello che avevano organizzato alcuni anni fa le amiche di Bookland: viaggiando tra i libri e QUI trovate la prima parte, dove ci siamo approcciati allo spirito natalizio andando a sbirciare tra cinque copertine a tema (anche se a volte non proprio classiche...).

Oggi è arrivato il momento di rispondere alla seconda domanda e cioè

E' bello collegare i libri a un ricordo unico: una persona, un luogo, un momento particolare. Quali sono i libri che ti riportano alla memoria un tuo ricordo legato al Natale?

Ed ecco quindi le mie risposte. Essendo io dichiaratamente un'amante dei libri e della lettura, spessissimo mi vengono regalati a Natale, al compleanno e in qualsiasi altra occasione. Negli anni, ci sono stati alcuni momenti, a partire da quando ero più giovane fino al recente passato, in cui alcuni libri che si sono rivelati cruciali per la mia formazione letteraria mi sono stati regalati proprio sotto l'albero. Ecco quindi che ve ne parlo: non sono libri prettamente natalizi, né recenti uscite, ma sono libri fondamentali per me, che rispettivamente i miei genitori, due mie amiche, le mie sorelle e mio marito mi hanno fatto trovare impacchettati sotto l'albero.

La casa degli spiriti - Isabel Allende
Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di García Márquez.


Saltatempo- Stefano Benni
Lo incontriamo da ragazzino mentre "scarpagna" verso le Bisacconi (le scuole elementari del paese). Sono gli anni '50 e mentre ruba in una vigna un grappolo di schizzozibibbo, Lupetto, così lo chiamano, vede un uomo alto, con una barba immensa e un vecchio cane. È una divinità pagana, sporca come un letamaio, che gli regala una facoltà meravigliosa: un orologio interno, un orobilogio, che gli consentirà di correre avanti nel tempo. Così Lupetto diviene Saltatempo, cresce bislacco e distratto, mentre il paese dove vive si sta trasformando e l'orobilogio con i suoi giri improvvisi e vorticosi prospetta il tempo che verrà.

Ogni cosa è illuminata - Jonathan Safran Foer
Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo sono il coetaneo Alex, della locale agenzia «Viaggi Tradizione», suo nonno – affetto da una cecità psicosomatica ma sempre al volante della loro auto – e un cane puzzolente. Il racconto esilarante, ma a tratti anche straziato, del loro itinerario si alterna a una vera e propria saga ebraica, che ripercorre la storia favolosa di un villaggio ucraino del Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti. Un viaggio immaginoso aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati di vita vera, storie d'amore, vicende tragiche e farsesche. Un modo tutto nuovo di rileggere il passato per illuminare il nostro presente.

Harry Potter e la pietra filosofale - J.K. Rowling, ed.illustrata da Jim Kay
"Caro signor Potter, siamo lieti di informarla che Lei ha diritto a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Qui accluso troverà l'elenco di tutti i libri di testo e delle attrezzature necessarie. L'anno scolastico avrà inizio il 10 settembre. Restiamo in attesa del Suo gufo entro e non oltre il 31 luglio p.v. Distinti saluti, Minerva McGonagall Vicepreside". Nel giorno del suo undicesimo compleanno, la vita di Harry Potter cambia per sempre. Una lettera, consegnata dal gigantesco e arruffato Rubeus Hagrid, contiene infatti delle notizie sconvolgenti. Harry scopre di non essere un ragazzo come gli altri: è un mago e una straordinaria avventura lo aspetta... La prima edizione interamente illustrata del capolavoro di J.K. Rowling, impreziosita dalle immagini di Jim Kay.

Il mago di Oz - Frank L. Baum, ed. a fumetti a cura di Roberto Queirolo e Anna Brandoli
Un violento ciclone solleva la casa della piccola Dorothy e la trasporta dal Kansas al paese di Oz, un mondo fantastico, popolato da bizzarri personaggi, in cui tutto ciò che avviene, anche se stravagante o crudele, è possibile. Giunta in questo luogo straordinario insieme al suo cagnolino Toto, dopo aver schiacciato nell'atterraggio la Strega cattiva dell'Est, la bambina vorrebbe tornare a casa e la Strega buona del Nord le consiglia di recarsi dal mago di Oz... Mostri, animali favolosi e popolazioni mai viste abitano questo paese dominato dalle leggi della magia e con quattro compagni di viaggio Dorothy deve lottare contro terrificanti creature e affrontare molte peripezie prima di giungere a destinazione. Il mago di Oz, pubblicato per la prima volta nel 1900, è un romanzo ricco di messaggi e insegnamenti morali: è possibile tirare fuori il meglio di sé per raggiungere i propri obiettivi, anche se il percorso può essere difficile. Ma non serve la magia per trovare la bellezza e la forza presenti in ognuno di noi. La più magica fiaba del 900 interpretata a fumetti da due artisti.

Quali sono i vostri libri del cuore, che hanno rallegrato i vostri Natali?

Buone letture,
Eva

martedì 5 dicembre 2017

RECENSIONE - Giulia 1300 e altri miracoli - Fabio Bartolomei

Buongiorno!

Stregata dalla penna lieve e dall'immaginazione di Fabio Bartolomei (QUI la mia recensione alla storia dei terribili vecchietti de "La banda degli invisibili"), ho deciso di approfondire le tematiche di questo scrittore e mi sono dedicata al suo primo lavoro...

RECENSIONE
GIULIA 1300 E ALTRI MIRACOLI
Fabio Bartolomei
2011, Edizioni E/O

TRAMA: A Diego, quarantenne traumatizzato da un lutto familiare, con un lavoro anonimo e un talento unico per le balle, accade di imbarcarsi in un’impresa al di sopra delle sue capacità, l’apertura di un agriturismo; accade che decida di farlo in società con due individui visti solo una volta e che in comune con lui hanno esclusivamente la mediocrità; accade anche che a scongiurare il fallimento immediato sia l’intervento di un comunista nostalgico e che la banale fuga in campagna si trasformi in un atto di resistenza quando nell’agriturismo si presenta un camorrista per chiedere il pizzo. Una “miracolosa” commedia all’italiana che ci fa ridere da pazzi senza nascondere i mali e i difetti del nostro paese.





Pensavo che a questo punto avrei sentito la mancanza della mia vita, della città, delle vecchie abitudini. Mi sbagliavo, anche se in definitiva qui non ho trovato nulla di ciò che cercavo. Volevo una vita più tranquilla e invece mi trovo ad affrontare un problema dietro l'altro; volevo un riscatto dalla mediocrità e, almeno al momento, non ho costruito niente di cui essere fiero; volevo l'avventura e certo, non che qui manchino le emozioni, ma avevo in mente qualcosa di decisamente diverso. Eppure non sento la nostalgia di niente.

A parte il fatto che le copertine dei romanzi di Bartolomei che ho letto finora mi hanno attratto immediatamente (quell'arancione brillante dei vecchietti della Montagnola, questo verde scuro profondo e vivissimo dell'agriturismo tra Campania e Lazio), bisogna dire che le sue storie difficilmente lasciano indifferenti. Con questo "Giulia 1300" - titolo incantevole - Fabio Bartolomei affabula e stupisce per (quasi) tutto il tempo. La storia è semplice anche se un po' surreale: tre quarantenni romani, diversissimi tra loro per carattere, idee, atteggiamento nei confronti della vita e dei rapporti con le persone, decidono per caso di provare a dare una svolta alla loro mediocre esistenza e, senza conoscersi, nel pieno del delirio e del crollo della loro vecchia vita si lanciano nell'avventura di trasformare un casale della campagna tra Campania e Lazio in un agriturismo. Senza sapere niente di ristrutturazione, di intrattenimento ospiti, e in fondo neanche di come muoversi in un ambiente che non sia quello ben noto e conosciuto a ciascuno di loro, e con l'aiuto di un gruppetto di personaggi tra i più disparati, l'avventura sembra mettersi bene. Senonché l'inaspettato sbattere in faccia alla realtà della zona presenta loro il conto: un camorrista, poi altri due, poi due carabinieri corrotti, poi un altro camorrista ben più cattivo e feroce dei primi, insomma una catena di guai che i nostri affrontano con incoscienza e follia.

Si ride, anche molto in alcuni punti. A me è piaciuto molto il personaggio del veterocomunista Sergio, che inaspettatamente trova in questi tre sfigati e nella loro impresa il modo di provare a dare concretezza ai suoi sogni di una vita. E i tre immigrati clandestini, Abu, Samuel e Alex, con le loro storie antiche e la loro saggezza imperturbabile, che mettono i tre protagonisti di fronte alle loro paure e alle loro piccolezze, offrendo loro una possibilità di parziale riscatto.

La penna di Bartolomei è felice, efficace, nel descrivere paesaggi ed evocare suggestioni, come il camorrista esperto di musica classica e le speranze ostinate che nascono nel cuore dei protagonisti. Quello che non mi ha lasciato pienamente soddisfatta è il finale: fino a dieci pagine dalla fine reputavo questo un grandissimo libro, con situazioni un po' forzate, certo, e svolte nella trama non proprio credibili, ma la sospensione dell'incredulità ha funzionato benissimo ed ero sicura che l'autore sarebbe riuscito, alla fine, a tirare tutte le fila della trama per rendere giustizia all'evoluzione psicologica dei personaggi e allo svolgersi della vicenda... e invece il tutto è rimasto sospeso, aperto, in un finale-non finale che mi ha un pizzico deluso, perché ora, a distanza di tempo dopo aver concluso la lettura, mi sembra sempre più che l'autore si sia spinto troppo in là nello spingere le vicende e che a un certo punto non sapesse più come tirarsi fuori da un'impasse narrativa.

La fine della storia è solo suggerita, lasciata all'immaginazione del lettore, evocata nelle considerazioni finali dei tre protagonisti a bordo della Giulia 1300 del titolo, ma io avrei preferito vedere con i miei occhi la conclusione della vicenda, e sapere cosa succede ai due personaggi di cui improvvisamente non si sa più nulla (non dico niente per non rovinare la lettura a chi ancora non l'ha letto).

In definitiva, un bel libro ma a mio parere leggermente inferiore a "La banda degli invisibili". Adesso voglio senza dubbio dedicarmi a "We are family" e "La grazia del demolitore", due altri titoli di Fabio Bartolomei che sono finiti dritti dritti nella mia lista dei desideri.

Buone letture,
Eva

venerdì 1 dicembre 2017

Un libro a Natale (Prima parte)

Buongiorno!

E così, siamo giunti finalmente al mese più magico dell'anno. Ebbene sì, faccio parte della categoria di chi ama alla follia Dicembre, il Natale, questa magica atmosfera, i regali, l'albero, le cene con i parenti... chiamatemi pure sciocca e infantile, ma vivo quest'atmosfera con lo spirito di una bambina, e non c'è niente che mi commuova di più che guardare in silenzio, al buio della stanza, le lucine del nostro albero di Natale che brillano nell'oscurità e si riflettono sui nastri dei pacchetti ai suoi piedi.
Per festeggiare insieme a chi, tra voi, condivide questo mio grande amore per il Natale, ho deciso di riprendere qui sul blog un'iniziativa che ho scoperto gironzolando sulla rete. Qualche anno fa, le amiche di Bookland: viaggiando tra i libri avevano proposto un carinissimo tag avente come argomento il Natale e naturalmente i nostri amati libri, e io ho deciso di riproporlo qui sul mio blogghino.

Per quattro venerdì, a partire da oggi, quattro post mi permetteranno di rispondere ad una domanda relativa proprio al Natale e ai libri. Spero di fornirvi qualche idea o ispirazione per qualche regalo un po' particolare, ma soprattutto sarò felice di leggere le vostre risposte nei commenti o sui vostri blog. Siete infatti tutti invitati a partecipare insieme a me a questo tag, seguendo questo schema:

1 Dicembre: Iniziamo con una carrellata di libri che ci introducono alle magiche atmosfere di questa festa. Quali sono le copertine che ti ricordano maggiormente il Natale?

8 Dicembre: E' bello collegare i libri a un ricordo unico: una persona, un luogo, un momento particolare. Quali sono i libri che ti riportano alla memoria un tuo ricordo legato al Natale?

15 Dicembre: Regalare un libro significa regalare un'emozione, insieme a una piccola parte di sé. Quali sono i libri che pensi di regalare o consigliare alle tue persone speciali?

22 Dicembre: Natale sta per arrivare! Tra poco sarà il momento di scartare i regali! Quali libri vorresti trovare sotto l'albero? 

Per la prima tappa di oggi, ecco qui cinque copertine che mi ricordano il Natale... ma attenzione! Troverete certamente qualche classico, ma anche qualcosa di particolare... per un Natale diverso dal solito, ma sempre magico!


Lettere di Babbo Natale - J.R.R. Tolkien
Il 25 dicembre 1920 J.R.R. Tolkien cominciò ad inviare ai propri figli lettere firmate Babbo Natale. Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni, affrancate con francobolli delle Poste Polari e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare a casa Tolkien per oltre trent'anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori. Una scelta di questi messaggi annuali, trascritti a volte in forma di colorati logogrifi, formano questa fiaba intitolata "Le lettere di Natale", scritta a puntate da un Tolkien non tanto in vena di paterna e didattica allegria, quanto in groppa all'ippogrifo della sua fantasia filologica e ironica.

Natale sul mare - J. Conrad
Il racconto autobiografico "Natale sul mare", scritto nel 1923, raccoglie vari episodi vissuti durante le festività trascorse in nave anziché in famiglia, tra i saluti distaccati degli ufficiali il mattino del giorno di festa, l'eccezionale scambio di doni tra imbarcazioni che si affiancano, i barili pieni di giornali e fichi secchi, e infine la gioia nel non dover pensare all'acquisto dei regali, pratica troppo convenzionale per un lupo di mare. Oltre a "Natale sul mare", questo volume raccoglie alcuni degli articoli e appunti di Joseph Conrad scritti negli ultimi anni. In essi si rintraccia quella malinconia che accompagnò le fasi finali della vita dello scrittore, messo di fronte ai grandi cambiamenti in atto nell'arte della navigazione e all'inevitabile declino di un mondo a lui caro.

Il Natale di Poirot . A. Christie
Gorston Hall, Longdale, campagna inglese. Anni trenta. Natale. Le famiglie accantonano i contrasti e si riuniscono per festeggiare, a volte solo con lo scopo di mascherare odi e rivalità feroci. E infatti la riunione familiare voluta dal vecchio e tirannico Simeon Lee, che ha chiamato attorno a sé figli e nipoti, si trasforma in dramma. Il vecchio patriarca viene misteriosamente ucciso in una stanza chiusa dall'interno. L'assassino è un membro della famiglia? Tutti sono sospettabili, tutti hanno un motivo per volere la sua morte.

Un Natale tutto per sé - a cura di S. De Simone
I racconti di "Un Natale tutto per sé" attraversano l'intera Europa per arrivare fino agli Stati Uniti. Dieci scrittrici raccontano il loro Natale, quello passato su un marciapiede innevato o quello al caldo di un camino scoppiettante, quello trascorso nella solitudine austera di un convento o quello a una tavola imbandita a festa. Natali tutti diversi, ognuno con le sue tradizioni, le sue leggende, i suoi misteri che invitano i lettori a immergersi nell'atmosfera, ora sacra ora profana del giorno più importante dell'anno. Una raccolta, che si pregia di alcuni inediti, in cui le voci più importanti della letteratura mondiale - Alcott, Gaskell, Pardo Bazàn, Colette, Mansfield - e quelle di alcune grandi protagoniste della letteratura italiana - Cordelia, Haydée, Messina, Serao, Deledda - si alternano per commuovere, emozionare, divertire e far riflettere. Un regalo da mettere sotto l'albero di Natale, sì, ma anche un piccolo "albero genealogico" della letteratura delle donne in cui le parole e le storie di scrittrici molto diverse fra loro s'incontrano e intrecciano in una fantasmagoria di punti di vista. Un coro polifonico di voci eccezionali in visita a chi legge... perché durante la notte di Natale tutto può succedere.

Canto di Natale - C. Dockens, ed. illustrata da P.J. Lynch
Nella gelida notte della vigilia di Natale il vecchio Scrooge, che ha passato tutta la sua vita ad accumulare denaro, riceve la visita terrificante del fantasma del suo socio. Ma è solo l’inizio: ben presto appariranno altri tre spiriti, per trasportarlo in un vorticoso viaggio attraverso il Natale passato, presente e futuro. Un viaggio che metterà Scrooge di fronte a quello che è realmente diventato: un vecchio tirchio, insensibile e odiato da tutti, che ama solo la compagnia della sua cassaforte. Riuscirà la magia del Natale a operare un miracolo sul suo cuore inaridito?

Auguri di un meraviglioso Dicembre a tutti voi.

Buone letture,
Eva

mercoledì 29 novembre 2017

RECENSIONE - "Isole minori" - Lorenza Pieri

Buongiorno!

Ancora una storia familiare, un rapporto tra sorelle, al centro del romanzo di cui vi parlo oggi.

RECENSIONE
ISOLE MINORI
Lorenza Pieri
2016, Edizioni E/O

TRAMA: Due sorelle nate negli anni Settanta su un’isola con meno di mille abitanti, una madre combattiva e un padre edonista, una nonna partigiana, un ragazzo selvatico. Un racconto che dura quattro decenni e ha come centro geografico, politico e sentimentale l’isola del Giglio. Un luogo apparentemente paradisiaco e lontano dal resto del mondo, ma che diventa punto di partenza e di arrivo di eventi che segnano una storia familiare e al tempo stesso la storia del paese. Teresa, figlia minore e voce narrante, tenterà di fuggirne per trovare il suo posto nel mondo, ma con l’isola dovrà tornare a fare inevitabilmente i conti, così come dovrà farli con il distacco dalla sorella, amata e odiata, con le vicende politiche che continuano a ossessionarla, con la nostalgia della lunga estate che è stata la sua infanzia, con la sua “minorità”, la cui accettazione è la chiave per recuperare tutto quello da cui le sembrava necessario fuggire. Sospeso tra romanzo di formazione, saga familiare, parabola sugli ultimi quarant’anni di storia italiana, il romanzo di Lorenza Pieri è un libro intenso e luminoso, in cui la lingua ha la forza magnetica della natura selvaggia e del mare a cui si ispira.

Caterina il sole, io nella sua ombra.
Caterina che piange di rabbia, io che rido per niente.
Caterina e le sue storie, io il suo pubblico.
Caterina l'avvocato, io il cliente assolto.
Caterina rossa, tra i rovi e l'erba secca, io mora, tra i papaveri e le ginestre.
Caterina continente, io isola minore.

Faccio una piccola premessa: scrivo questa recensione un po' di tempo dopo aver letto questo libro, e nonostante questo riesco ancora a sentire la gioia che mi ha portato l'averlo fatto, tanto che, restia a separarmene fisicamente, non l'ho prestato neanche all'unica persona a cui non ho paura di affidare i miei libri, certa che li tratterà come e meglio di me. Eppure, con questo "Isole minori", è scattato davvero qualcosa: quell'affezione particolare che ti porta ad amare un libro, a essere felice di averlo letto e di saperlo lì, al sicuro nella tua libreria, pronto per essere preso di nuovo in mano in qualsiasi momento, per essere sfogliato e riletto e amato, di nuovo.

Lorenza Pieri ha scritto (magnificamente) una storia di famiglia, una di quelle che si svolgono su un arco temporale lunghissimo - decenni - e che permettono di seguire nella loro crescita i personaggi e i luoghi, a cui ci affezioniamo e di cui vogliamo seguire le sorti. Sapere cosa accadrà loro, star loro accanto durante le difficoltà, gioire dei loro successi e soffrire delle loro frustrazioni, che sono un po' le nostre, quelle di tutti i giorni, quelle della vita.

Il rapporto tra le sorelle Caterina e Teresa è reso molto bene e le due ragazze, bambine prima, donne poi, sono presentate con i loro caratteri diversissimi, con i loro pregi e difetti, talmente reali che ci sembra di conoscerle, di essere loro amiche. Per me, nata come loro negli anni Settanta (anche se non su un'isola, ma in una realtà di periferia molto simile) è stato un tuffarmi nel passato, un rivivere esperienze personali anche nelle piccolissime cose (gli zoccoli ai piedi, i giocattoli della mia infanzia, la macchina di papà con i finestrini aperti per far uscire il fumo delle sigarette...). Leggere questo libro è stato seguire la storia della famiglia, della madre combattiva,  del padre superficiale ma tanto affascinante, della nonna - la fantastica nonna, la roccia, il punto di riferimento, e osservare come le piccole storie di tutti noi si intrecciano alla Storia con la S maiuscola, agli eventi che cambiano il corso di una nazione. E sullo sfondo il Giglio, quest'isola quasi magica del Mediterraneo, piena di gente in estate e desolata in inverno, quando finalmente ritorna proprietà dei suoi legittimi proprietari: il mare, il vento, i gabbiani, e i pochi che resistono senza tornare "sul continente".

Attraversando quarant'anni di storia italiana, Teresa, la voce narrante, ci racconta di com'eravamo, di dove volevamo andare, di dove siamo invece arrivati, e di come siamo cambiati nel frattempo. E dell'isola minore che ognuno di noi ha dentro di sé, il posto dove tornare quando crediamo di aver smarrito la strada.

Buone letture,
Eva

lunedì 27 novembre 2017

RECENSIONE - "Le sorelle dell'oceano" - L. Clarke

Buongiorno!

Ben ritrovati e buona settimana. Oggi vi parlo di una mia recente lettura, un libro che ho scovato in quello che sta rapidamente diventando uno dei miei posti preferiti per comprarne in maniera quasi compulsiva: sto parlando di una bancarella vicino casa, lungo una strada trafficata e piena di negozi, dove due ragazzi stranieri accumulano probabilmente fondi di magazzino, libri di recente pubblicazione, a volte nemmeno mai aperti. E' qui che per non so quale combinazione, faccio scorta soprattutto di editi Neri Pozza, una delle mie case editrici preferite, pagando i volumi meno di un terzo del prezzo di copertina. Un'occasione troppo allettante per resistere...

RECENSIONE
LE SORELLE DELL'OCEANO
Lucy Clarke
2015, Neri Pozza

TRAMA: Katie stava sognando il mare la notte in cui viene destata dallo squillo del telefono. Un suono inquietante nel silenzio della tenebra, un suono che annuncia l'incubo in cui, in pochi attimi, precipita la sua esistenza. Giusto il tempo di scostare le coperte, scivolare fuori dal letto, raggiungere il telefono e accorgersi che invece suonano al citofono, aprire la porta di casa e, al cospetto di due poliziotti con gli occhi puntati a terra, ascoltare le parole che non avrebbe mai voluto sentire: "Lei è la sorella di Mia Greene? Ci dispiace molto doverla informare che la polizia di Bali ci ha comunicato che Mia Greene è stata trovata morta. L'hanno rinvenuta ai piedi di una scogliera". Suicidio, secondo la polizia, che a conforto della sua tesi esibisce le affermazioni dei testimoni - una coppia sui trent'anni in viaggio di nozze ha visto Mia, sola, vicinissima al bordo della scogliera - e il referto dell'autopsia, che indica come la ragazza si sia lanciata con la faccia in avanti. Quel che resta di Mia è soltanto il suo diario: una giovane vita ridotta a poche pagine scritte e a molte rimaste bianche per sempre. Katie sa, tuttavia, che le cose non possono essere andate in questo modo. Mia non si sarebbe mai tolta la vita. Katie decide allora di attraversare l'oceano e ripercorrere le tappe del viaggio di Mia, rivivendolo attraverso le pagine del diario...

Finn fece un passo avanti e la costrinse a guardarlo negli occhi. "Questa cosa ho intenzione di dirtela una volta sola, quindi vedi di non dimenticarla".
Lei sostenne il suo sguardo.
"Tu non sei Harley. Non sei tua madre. E non sei nemmeno Katie. Tu, Mia Green, sei tu".
"Ma non sono sicura di sapere chi sono".

E' curioso leggere un libro di cui non hai mai sentito parlare, di cui non hai letto nulla, da cui non ti aspetti niente. Sei completamente libera, priva di qualsiasi pregiudizio, di ogni aspettativa: semplicemente, ti lasci andare, curiosa di scoprire la storia, i personaggi, se riusciranno a intrigarti, se li troverai simpatici. Se le ambientazioni ti affascineranno, o al contrario reseteranno un semplice fondale di cartone. Se avrai voglia di finirlo, se farai tardi a leggere anche se la mattina dopo devi alzarti presto, e la realtà ti chiama a gran voce.

Posso dire che leggere "Le sorelle dell'oceano" mi ha coinvolto sin dalle prime battute, dalle prime pagine in cui si delineano immediatamente il carattere e la vita dei pochi protagonisti: Katie e Mia, soprattutto, due sorelle che non potrebbero essere più diverse, due donne con una vita diametralmente opposta. Tanto posata e razionale una, tanto tormentata e ribelle l'altra. L'una sempre in cerca di certezze, di sicurezze, di una forma definita della propria vita, l'altra disponibile al cambiamento, all'incertezza, alla leggerezza. E tuttavia, Katie che sembra così quadrata e noiosa è in realtà solida e coraggiosa, mentre Mia, che all'inizio affascina e fa quasi tenerezza nella sua levità, nel suo "sfarfalleggiare" di qua e di là con noncuranza, mi è risultata alla fine un po' antipatica, nel suo essere infantile e incapace di assumersi le proprie responsabilità. Nel suo dare per scontata la sorella, sempre, troppo.

Questo è un romanzo in cui, bisogna dirlo, i colpi di scena nella trama si susseguono in  modo continuo, tanto che a volte mi ha dato l'impressione di leggere un feuilleton, uno di quei romanzi d'appendice di inizio Ottocento in cui alla protagonista ne succedevano di ogni. E infatti tradimenti, rivelazioni su misteri di famiglia, litigi tra fratelli, drammi e tragedie non si risparmiano, dando a volte la sensazione di "troppo". Il tutto però è stemperato da una bella scrittura, fluida e per niente pesante, e soprattutto dalle ambientazioni, magistralmente rese: l'Australia, le Hawaii, Bali... i colori dei paesaggi, i profumi esotici, il caos di culture diverse, e a fare da contraltare il freddo grigio di Londra, e la Cornovaglia spazzata dal vento.

Alla fine, ripercorrendo il viaggio della sorella, grazie al minuzioso diario che quest'ultima tiene durante il suo girovagare intorno al mondo, Katie risolve il "mistero" sulla fine di Mia e insieme viene a capo di sé stessa, della sua vita, dei suoi veri desideri, esplorando quello che c'è nel suo cuore e trovando il coraggio di cambiare quello che la tiene ancora legata alle catene della sua vecchia "lei".

Ho molto apprezzato la tecnica di narrazione adottata da Lucy Clarke: i lunghi capitoli si susseguono alternando le voci dei protagonisti e il tempo in cui le vicende si sono svolte, in un continuo rimescolarsi di presente e passato, in cui la vita di Katie e quella di Mia, dei loro amori, degli amici, dei genitori, si intrecciano e si separano come i fili di un complesso arazzo familiare.

Buone letture,
Eva.