giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE - Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi

Hello!

Oggi vi parlerò di una scoperta fatta in totale autonomia, nel senso che non avevo letto niente da nessuna parte su quest'autore, sui suoi libri e personaggi... e come vedrete, sono molto felice di averlo scoperto!

RECENSIONE
QUESTA NON E' UNA CANZONE D'AMORE
Alessandro Robecchi
Sellerio Editore

TRAMA: Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.

Voi continuate a pensare che Milano sia una città grigia. Liberissimi.
Ma ci sono delle albe, e nemmeno troppo raramente, in cui un azzurro cilestrino che toglie il fiato si litiga l'orizzonte con un rosa che non vuole andarsene, ed è una danza che vale la pena vedere.

Ma che bella scoperta questa voce milanese scanzonata, ironica fino al sarcasmo, divertente e cinica, che ci racconta una storia coi fiocchi: una trama articolata, ben costruita, ben raccontata, intervallata da citazioni delle canzoni di Bob Dylan, che ci accompagnano come una colonna sonora tra i viali e i vicoli di una città dipinta troppo spesso solo come frenetica e grigia.
Sin dalle prime battute, seguiamo Carlo Monterossi nelle peripezie in cui è coinvolto suo malgrado, una specie di viaggio alla Tutto in una notte, in cui, accompagnato dai suoi fidati amici Nadia e Oscar, si troverà ad affrontare un'indagine per cercare di capire chi lo vuole morto e perché.
I personaggi che il protagonista incontra emergono da un sottobosco insospettabile di malaffare ed espedienti, che gli aprono uno squarcio inedito su una vita altra rispetto a quella patinata e luccicante che suo malgrado ha vissuto fino a quel momento: due killer su commissione, una coppia di zingari saggi e dalla sapienza antica, un'esperta hacker informatica arrabbiata col mondo, un vecchio malato e terribile, una giovane e bellissima ragazza ormai disillusa, o forse ancora no...

Ho davvero apprezzato questo romanzo, si legge molto velocemente e la storia è intrigante, sorretta da una buona scrittura, a tratti molto divertente: mi sono trovata spesso a sorridere e a volte anche a ridacchiare da sola, soprattutto durante i siparietti di Carlo con la simpaticissima domestica Katrina, che gli pulisce casa e prega perché lui finalmente trovi una bella ragazza e si sistemi.

Mi è piaciuta molto anche la satira sui programmi spazzatura (la grande "Fabbrica di Merda") che appassionano milioni di telespettatori, ansiosi di sbirciare dal buco della serratura vicende sempre più scabrose e scandalose, per poter forse sentirsi migliori nella propria mediocrità. In particolare, la conduttrice del programma "Crazy Love" è ricalcata sulla conduttrice più famosa della nostra TV, con i suoi sorrisi sparati sotto la luce dei riflettori che le levigano la pelle mentre parla dei particolari più sordidi e dolorosi con lo stesso tono con cui lancia il successivo blocco pubblicitario.

Su tutto, mi è piaciuto molto come Robecchi parla di Milano, della sua città, descrivendola con amore e disincanto, senza abbellirla né impreziosirla, che guardando certi scorci della Milano da bere, della città del fare, della gran Milan, non ve n'è affatto bisogno.

I Giardini "Indro Montanelli" di Porta Venezia

Sono stata molto felice di scoprire che Robecchi ha scritto altri quattro capitoli con protagonista Carlo Monterossi: altre quattro storie da scoprire, in compagnia di personaggi ben caratterizzati cui mi sono già affezionata.

Cheers,
Eva




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