martedì 25 luglio 2017

LIEBSTER AWARD 2017

Hello!

Oggi un post un po' diverso dal solito, perché negli ultimi giorni ho ricevuto ben due "nomine" per il Liebster Award 2017! Conoscete questo premio? E' un riconoscimento "a catena", per blog con meno di 200 follower, per contribuire a dare visibilità ad angoli magari meno noti ma interessanti, e anche per far conoscere un po' di più le persone reali che stanno dietro agli schermi e che curano con passione i propri "angolini virtuali".

Le regole da seguire sono piuttosto semplici:

1) ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.

Io ho ricevuto la nomina da Martina di Mami tra i libri, e da Alice di Some books are, che ringrazio moltissimo per aver pensato a me per il premio. Martina e Alice hanno due blog davvero interessanti, che mi sento davvero di consigliarvi di visitare. Martina parla con profondità e cura di tematiche interessanti, fa conoscere figure di donne nella storia, sceglie libri particolari e mai scontati; Alice legge libri in lingua e quindi permette di esplorare un mercato editoriale spesso inedito in Italia, anticipando tendenze e ampliando vedute. Le ringrazio ancora moltissimo, e qui di seguito trovate le mie risposte alle loro domande.

Domande di Martina:
1. In quale città nel mondo ti piacerebbe vivere e perché?
Da poco (insomma, da pochi anni) vivo nella città più bella del mondo: trasferirci a Roma era il sogno della nostra vita, e ora che lo abbiamo realizzato, non cambierei il posto in cui vivo con nessun altro al mondo!
2. C'è una storia che ti piacerebbe leggere ma non è ancora stata scritta?
Una bella storia ambientata in Salento, nei luoghi in cui sono nata e in cui sono stata bambina. Una storia che parli di vigne, di masserie abbandonate e di terra rossa e spaccata dal sole. E di donne toste e resistenti, testarde e dolcissime, come mia nonna.
3. Il tuo classico preferito?
“Il gattopardo”, di Tomasi di Lampedusa. Non ho nessun dubbio, è un romanzo meraviglioso, scritto in una prosa che sembra pura poesia.
4. Una canzone che sembra essere stata scritta apposta per te?
Questa cosa cambia molto a seconda del periodo che sto vivendo. In questo momento, per esempio, mi rappresenta molto una vecchia canzone di Pino Daniele, “Je so’ pazzo”!
5. Leggi solo in italiano o anche in lingua straniera? Quale?
Purtroppo solo in italiano! Dico purtroppo perché, pur parlando molto bene l’inglese e lo spagnolo, non riesco a leggere in queste lingue. Credo sia perché la lettura è per me un abbandono totale, e quindi non riesco a lasciarmi andare in una lingua che non è quella madre... totalmente inconscia e “mia”.
6. Qual è il tuo dolce preferito?
Vorrei non saper rispondere a questa domanda, vorrei poter dire che i dolci non mi piacciono... ma se devo sceglierne solo uno, scartando a malincuore mille altre idee scelgo il gelato al cioccolato fondente di Natale, una gelateria nel centro storico di Lecce dove ogni estate lascio il cuore!
7. Ti piace la poesia? Se sì, chi è il tuo poeta preferito?
Non ne leggo molta abitualmente, ma ho alcuni autori che mi emozionano molto, ogni volta come se fosse la prima. Mi piacciono il poeta turco Nazim Hikmet, il greco Konstantinos Kavafis, lo spagnolo Garcia Lorca, e tra gli italiani la mia adorata Alda Merini.
8. Se dovessi svegliarti e trovarti a essere per un giorno nei panni di un qualsiasi autore a tua scelta, chi saresti e perché?
Mi piacerebbe vivere per un giorno l’esperienza di essere Fred Vargas, l’autrice di gialli francese che amo di più. La sua mente analitica, le sue trame intricate e cerebrali, la sua scrittura lucida, la sua profonda cultura...
9. Un colore che ami e un colore che odi.
Amo i colori forti in tutto, dai vestiti ai cibi che mangio. Amo il giallo e l’arancione, il viola e il verde. Non mi piacciono i “non colori”: il beige, l’écru, e in generale tutti i colori pastello.
10. Cosa sognavi di diventare da bambina?
Ho sempre avuto tanti sogni, cambiavo spesso quello che volevo diventare, e alla fine ho fatto qualcosa a cui non avevo mai pensato! Ricordo il periodo dell’egittologa, quello dell’avvocato, quello della maestra...
11. Qual è un film che ti ricorda la tua infanzia?
I film con l’attore comico Louis de Funès. Ricordo pomeriggi meravigliosi passati a ridere fino ad avere mal di pancia, insieme a mio papà. Uno dei ricordi più belli dei miei anni di bambina.

Domande di Alice:
1. Credi nelle coincidenze?
Einstein diceva che “coincidenza è il modo di Dio di restare anonimo”. Scherzi a parte, per deformazione professionale credo che la casualità sia assoluta in questo mondo, che il destino non esista, e che le coincidenze siano appunto solo questo... coincidenze, casi fortuiti, su cui soffermarsi poco (e rimuginare mai).
2. Se potessi trasferirti in un luogo a tua scelta, dove andresti?
Come ho già risposto a Mami, più su, vivo già dove vorrei vivere, e non vorrei trasferirmi in nessun altro luogo.
3. C'è una lingua straniera che vorresti parlare?
Mi affascinerebbe riuscire a comunicare in portoghese. Ogni volta che sento parlare in questa lingua, meravigliosa e musicale, decido che è la più bella del mondo.
4. Dolce o salato?
Dolce. E salato. E poi di nuovo dolce. Insomma mi piace mangiar bene...
5. La tua migliore qualità?
Sono gentile. Cerco di esserlo sempre, perché credo che la gentilezza sia la chiave per una convivenza pacifica con gli altri. E se posso aggiungere una qualità meno comune, direi anche che so fare i regali!
6. E il tuo peggior difetto?
Sono molto, molto, molto, molto, molto, molto, molto ansiosa.
7. Se potessi leggere un solo libro per tutta la vita... quale sarebbe?
Solo uno? A ripetizione? “Il signore degli anelli”, di Tolkien. Il mio libro preferito, sin dall’estate in cui l’ho letto la prima volta, ormai quasi trent’anni fa.
8. Quali sono i cinque libri che ancora non hai letto, ma che desideri di più?
Ho una WL infinita, le cui priorità si rimescolano ciclicamente. Al momento, i cinque libri che vorrei leggere di più, ai quali molto probabilmente mi dedicherò quest’estate in vacanza, sono:
“Il commesso viaggiatore”, di Arnaldur Indridason
“Oltre il confine”, di Corman McCarthy
“Isole minori”, di Lorenza Pieri
“La custode di mia sorella”, di Jodi Picoult
“Le streghe di Lenzavacche”, di Simona Lo Iacono
9. La tua coppia cinematografica preferita? E quella librosa?
Per quanto riguarda quella cinematografica... direi Rapunzel e Flynn Rider. Oppure Hip e Gay. O Hiccup e Astrid. O Belle e il principe Adam. Shrek e Fiona. Manny ed Ellie. Insomma, forse avete capito... adoro i cartoni animati, e da molto prima della nascita di mio figlio.
Per quanto riguarda la coppia librosa, voglio citare la coppia secondaria del “Signore degli Anelli”, che pochi conoscono ma che io ho amato subito: Eowyn e Faramir, la principessa inquieta e coraggiosa e il principe gentile e saggio.
"...Eowyn, tu non mi ami, o non vuoi amarmi?"
"Desideravo l'amore di un altro", ella rispose. "Ma non voglio la pietà di nessuno"
"Lo so", egli disse. "Desideravi l'amore di Sire Aragorn. Perché egli era grande e potente, e tu ambivi la fama, la gloria... [...] Ma quando ti diede soltanto comprensione e pietà, tu non desiderasti più nulla, se non una morte coraggiosa in battaglia. Guardami, Eowyn!"
Eowyn guardò Faramir a lungo e senza abbassare gli occhi; e Faramir disse: "Non deridere la pietà, dono di un cuore gentile, Eowyn! Ma io non ti offro la mia pietà, perché sei una dama nobile e valorosa e hai conquistato da sola fama e gloria [...] ; e sei una dama tanto bella che nemmeno le parole dell'idioma elfico potrebbero descriverti. E io ti amo. Un tempo ebbi pietà della tua tristezza. ma ora, se tu non conoscessi la tristezza, la paura e il dolore, se tu fossi anche la benefica Regina di Gondor, io ti amerei lo stesso. Non mi ami tu, Eowyn?"
Allora il cuore di Eowyn cambiò ad un tratto, e finalmente ella lo comprese. E il suo inverno scomparve, e il sole brillò dentro di lei.

Non ve lo aspettavate che “Il signore degli anelli” fosse anche così romantico, vero?
10. Quale personaggio famoso vorresti incontrare più di tutti?
Questa è la domanda che mi ha messo di più in crisi. Devo scegliere un personaggio vivente? E “famoso” in che senso? Un attore, uno scrittore, uno sportivo, un politico? E incontrarlo per fare cosa, per quanto tempo? No, niente da fare. Non riesco a farmi venire in mente nessuno.
11. Il regalo più bello che hai mai ricevuto?
La mia edizione de “Il Mago di Oz” a fumetti, di quando ero bambina (realizzato da Renato Queirolo e Anna Brandoli), recuperata dalla cantina dei miei e restaurata in gran segreto qualche anno fa da mio marito, che me l’ha fatta trovare sotto l’albero di Natale. Un libro prezioso, una prima edizione che ora è molto rara, ma che per me ha soprattutto il sapore dell’infanzia, della purezza, della spensieratezza di estati passate a leggere e disegnare mappe di paesi magici e lontani.

2) Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.

Ecco, qui sono andata un pochino in difficoltà, soprattutto a trovare undici blog con meno di 200 follower che ritenessi sinceramente interessanti, anche perché le due amiche che mi hanno nominato sarebbero entrate di diritto in questa lista, e due dei blog più carini che seguo (Nik de Gli Alberi Da Libri e Letizia di Mete d'inchiostro) hanno già ricevuto la nomina per lo stesso premio. Allora, oltre a "rinominare" Martina e Alice, e ad aggiungere la mia nomina a quelle già ricevute da Nik e Letizia (ragazze, se avete voglia di rispondere alle mie domande io sarei tanto curiosa di leggere le vostre risposte...), elenco qui altri blog davvero interessanti che mi piacerebbe avessero molto più seguito, perché li ritengo validi e molto interessanti da leggere:


3) Comunicare la premiazione nelle bacheche dei vincitori

Sarà fatto, appena il post sarà online!

4) Proporre a vostra volta altre undici domande

Per le undici domande da porre, ho voluto rimanere in ambito letterario e chiedere qualcosa di personale alle blogger che nomino, anche se comunque riferito al mondo dei libri. Sono davvero curiosa di conoscere le risposte!

1) Qual è il romanzo che racconta una storia che vorresti vivere? Tenendo ben presente però che alla fine ritornerai alla tua vita di oggi...
2) Se potessi trasformarti in un personaggio letterario maschile, quale sceglieresti e perché? 
3) Qual è l'ultimo libro che hai letto al di fuori della tua "comfort zone" letteraria?
4) Parlaci di un "viaggio letterario" che hai amato molto... cioè un posto che ti è piaciuto dove senti quasi di essere stata, pur avendone solo letto.
5) Al contrario, qual è un luogo (o un tempo) terribile dove ringrazi di essere stata solo tramite le pagine di un libro?
6) Un tuo autore o autrice (vivente) "feticcio"? Cioè, di cui compri a scatola chiusa ogni suo nuovo titolo?
7) Rileggi mai libri? Sia in caso di risposta affermativa, sia negativa... perché?
8) Perché hai aperto un blog letterario?
9) Quando acquisti un libro, qual è l'aspetto che ti influenza di più? La copertina, la trama, l'edizione, il prezzo...
10) Il libro che stai leggendo in questo momento: perché proprio quello? Com'è arrivato a te?
11) Elenca cinque libri che leggerai quest'estate in vacanza.

Ecco fatto! Ancora grazie per la nomina, e a presto!

Cheers,
Eva

giovedì 20 luglio 2017

RECENSIONE - La giostra dei criceti - A. Manzini

Hello!

Oggi parliamo di un romanzo di Antonio Manzini: prima di Rocco (Schiavone, of course).

RECENSIONE
LA GIOSTRA DEI CRICETI
Antonio Manzini
2017, Sellerio
(prima pubblicazione 2007)

TRAMA: Quattro malavitosi della più squallida periferia romana fanno una rapina che finisce nei disegni complessi della criminalità che conta. Parallelamente un'organizzazione di altissimi funzionari dello Stato ordisce un folle piano "Anno Zero" per eliminare il problema delle pensioni. Sono i due ingranaggi, irrazionali quanto brutali nella loro efficienza, che muovono la giostra dei poveri idioti di vari livelli - dal piccolo criminale al boss camorrista, dall'inquietante generale all'alto burocrate, dall'impiegato dell'INPS che si sente un giustiziere alla fantastica ragazza innamorata - tutti in lotta contro il loro destino insensato.






I giorni della sua vita gli sembravano tutti uguali, come soldati schierati in parata. Indistinguibili. Si sforzava, cercava un giorno, un minuto da ricordare, che rendesse quella sua vita un po' più degna. Niente, non gliene veniva in mente uno. Era vissuto come un granello di sabbia. Niente da ricordare. Niente da dire in sua memoria. Nel momento in cui avesse chiuso gli occhi, nessuno se lo sarebbe più ricordato. Sentiva freddo. Parecchio. Cominciò a tremare. Non era giusto, ma la giustizia non esiste in natura. A lui era toccata quella vita, e gli era toccata finirla così.

Premetto che sono una fan sfegatata del "mitico" vicequestore Rocco Schiavone, delle sue indagini all'ombra delle vette della Valle d'Aosta, delle sue classifiche di rotture di coglioni, e della sua umanissima comprensione per le miserie umane. Da romana in vacanza proprio in Val d'Aosta, l'estate scorsa ho letteralmente divorato, uno dopo l'altro, i suoi cinque romanzi incentrati sul romanissimo Rocco, non tralasciando i suoi racconti, pubblicati nelle varie raccolte Sellerio, incluso le "cinque indagini romane" che secondo me sono quasi superiori alle vicende "nordiche" del vicequestore. E' infatti nelle atmosfere della periferia romana che Antonio Manzini dà a mio parere il meglio di sè, tratteggiando personaggi miserabili e umanissimi, indimenticabili.

La cosa si è ripetuta in questo romanzo, uscito quest'anno ma che in realtà era già stato pubblicato nel 2007, prima che l'autore si dedicasse al personaggio che lo ha reso famoso (su vasta scala, visto il successo della fiction che è stata tratta dai romanzi). Gran merito alla CE per aver ripubblicato questo romanzo nella sua forma originale, così che si potesse apprezzare lo stile iniziale di Manzini.

A me questo romanzo è piaciuto molto: oserei dire quasi, se non avessi paura di sfiorare la lesa maestà, che mi ha coinvolto più delle vicende del vicequestore (soprattutto quelle nordiche). Il fatto è che le atmosfere romane, i personaggi delle periferie povere e borgatare, le vicende di persone piccole e miserabili sullo sfondo di storie più grandi di loro, mi affascinano e colpiscono più delle beghe da borghesia abbiente con cui Schiavone ha a che fare nel suo esilio valdostano. Manzini è stato abile, già in questa sua prima prova narrativa, a tratteggiare lo squallore umano e personale dei "criceti" che si aggirano impazziti nella giostra della vita, o meglio nella loro gabbia. Le due vicende principali del romanzo corrono apparentemente parallele, finendo poi per intrecciarsi in un incrocio di personaggi e microrealtà tristi e squallide come ce ne sono in tante periferie, ma soprattutto in quelle della grande città, mostro che fagocita vite e risputa via impietoso resti di amori, amicizie, fratellanze tradite.

E' una storia cupa, a tinte fosche, a volte quasi splatter, priva di quel velo di ironia che permea, in fondo, le vicende di Rocco. A me è piaciuta molto, ma rendersi conto che non è tutto finto, che anzi a volte la realtà, certa realtà, supera la fantasia è davvero un duro pugno nello stomaco.

Cheers,
Eva

lunedì 17 luglio 2017

RECENSIONE - L'anima del mondo - A. Palomas

Hello!
Buongiorno e buona settimana a tutti. L'autore di cui vi parlo oggi ha avuto un bel successo lo scorso autunno con la pubblicazione del suo "Un figlio", una storia che è stata apprezzata moltissimo e che ha ricevuto recensioni entusiaste. Per puro caso (vedi qui) , qualche mese fa ho comprato il libro di cui vi parlo oggi, che mi ha molto colpito.

RECENSIONE
L'ANIMA DEL MONDO
Alejandro Palomas
El alma del mundo, trad. Silvia Sichel
Neri Pozza, 2011


Che cosa succede quando la vita decide di dare una seconda opportunità a chi ha sofferto l'infelicità per una perdita indimenticabile o per il sottile male di stare al mondo? In un pomeriggio di fine giugno, Otto Stephens e Clea Ross fanno il loro ingresso alla residenza per anziani "Buenavista", a pochi chilometri da Barcellona. Tutti e due da soli e sulle proprie gambe. Otto, capelli bianchi, fazzoletto al collo, pantaloni dal taglio impeccabile e bastone con il manico di legno scuro, entra accompagnato dalla sua risata gioiosa e cristallina. Clea, invece, fedelmente seguita da Rita, una cagnetta bianca a macchie nere e marroni. Clea è stata una promessa del violoncello, ma ha dovuto abbandonare la musica e la carriera per restare accanto al marito, noto direttore d'orchestra, e adesso vive di rimpianti. Otto, a novant'anni, è ancora lo stesso scanzonato e brillante dongiovanni che era un tempo. Quando i due anziani richiedono i servizi di un'infermiera privata che si prenda cura di loro e a entrambi viene affidata Ilona, le loro esistenze, destinate a spegnersi tra le mura di un ospizio, magicamente si ridestano e si rimettono in moto. Capelli neri, pelle chiara e occhi azzurri, Ilona è fuggita anni prima dall'Ungheria comunista. Ora lavora diligentemente come infermiera. Nel tempo libero, tuttavia, medita incessantemente sulla storia d'amore appena finita con un liutaio di nome Miguel. Così, quando Otto le chiede di dargli una mano a fabbricare un violoncello, lei decide di aiutarlo...

La vita è così: uno crede che ormai non è più, invece è sì, e quando uno spera di sì, non ne ricava niente.

Capita a volte di imbattersi in una bella lettura completamente per caso, senza aver mai sentito parlare del libro, avendo solo una vaga idea dell'autore e della sua letteratura. E' quello che è successo a me, quando mi sono dedicata alla lettura di questa storia scritta in modo affascinate e quasi ipnotico. Il libro mi ha preso piano piano, facendomi conoscere lentamente i personaggi ambigui e "diversi" che ne animano le pagine: Otto e Clea, due persone molto vecchie, ormai oltre la soglia di quel rispettoso "anziano" che usiamo per definire genericamente chi è entrato nella cosiddetta terza età, e soprattutto Ilona, una donna non più giovanissima che fa loro da infermiera e assistente nella casa di cura alle porte di Barcellona dove i due decidono di passare l'ultima parte della loro esistenza.

Il personaggio di Ilona è davvero interessante: dice pochissimo in tutto il libro ma il suo carattere, la sua storia, le sue paure e i suoi dolori sono tratteggati benissimo dai suoi pensieri che attraversano tutto il romanzo. Leggendo le sue riflessioni ho imparato qualcosa sulle dittature comuniste "oltre cortina", sul clima di paura e intimidazioni che condizionava pesantemente la vita di milioni di persone. Le sue ginocchia doloranti, il suo silenzio impaurito e la sua solitudine mi hanno colpito al cuore.

Anche la lunga vita di Clea e Ross affascina e colpisce: vite fatte di dolori, di incomprensioni, di sacrifici e rinunce, e quando si diventa vecchi e ci si guarda indietro, chi può dire cosa resta da salvare? Eppure, anche quando si intravede la fine, c'è sempre tanto da perdonare, tanto da ricordare, e tanto ancora da costruire.

Una lettura lenta, evocatrice e raffinata, un autore da approfondire.

Cheers,
Eva

martedì 11 luglio 2017

RECENSIONE - Piccole grandi cose - J. Picoult

Hello!

Per la mia prima recensione dopo un bel po' di tempo, oggi vorrei parlarvi di un libro della scrittrice americana Jodi Picoult, scrittrice che ho scoperto di recente grazie a uno dei più bei libri letti l'anno scorso, "Leaving" (trovate qui la mia reensione). La Picoult è molto conosciuta soprattutto per il libro "La custode di mia sorella", da cui è stato tratto l'omonimo film, e io pian piano sto leggendo tutti i suoi lavori perché mi piace moltissimo come costruisce le storie e come sfida il lettore a mettere in discussione le proprie idee. Gli argomenti che tratta non sono mai banali, anzi spesso si rimane stupiti davanti alla sua capacità di immergersi nelle situazioni e renderle coinvolgenti anche se  apparentemente lontane dalla nostra vita.

Appena è uscito, ho subito desiderato leggere questo suo ultimo lavoro, di cui vi parlo oggi.

RECENSIONE
PICCOLE GRANDI COSE
Jodi Picoult
Small Great Things, trad. L. Corradini Caspani
Corbaccio, 2016

Da più di vent'anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis sono bianchi suprematisti e non vogliono che Ruth, afroamericana, tocchi il bambino. L'ospedale soddisfa la loro richiesta di impedire a Ruth di avvicinarsi a Davis, ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l'unica ostetirca in servizio. Intervenire oppure no? Obbedire all'esplicito divieto di toccare il bambino oppure al dovere etico di soccorrerlo? Ruth esita prima di effettuare il massaggio cardiaco, il bimbo muore e lei finisce per essere accusata di omicidio colposo. Kennedy McQuarrie, avvocatessa bianca, sceglie di impostare una linea difensiva che escluda a priori l'ipotesi di razzismo nei confronti dell'infermiera. Sarà la scelta giusta? Ruth e l'avvocatessa faticano a trovare un modo di intendersi, ma la vicenda giudiziaria si rivelerà infine utile a entrambe per capire molto di più di sé stesse e soprattutto per guardare il mondo da una nuova prospettiva.

"Hai ragione" concordo. "Ti serve giustizia." Ruth si ferma, pur continuando a distogliere lo sguardo da me. "Vorrai dire uguaglianza" rettifica.
"No, voglio dire giustizia. Uguaglianza è trattare tutti allo stesso modo. Ma giustizia è tener conto delle differenze, così tutti hanno una possibilità di riuscire." La guardo. "La prima suona equa. La seconda è equa. Uguaglianza è dare a due bambini un testo stampato. Ma se uno è cieco e l'altro ci vede, non ha senso."

Che libro splendido.
Quasi quasi potrei concludere qui, perché davvero è uno dei libri più potenti ed emozionanti che io abbia letto negli ultimi anni. E' vero, io sono molto sentimentale nelle mie recensioni, e purtroppo (o per fortuna) non riesco a separarmi dalle emozioni che una storia mi muove dentro, quando sono così profonde come quelle che questo libro mi ha suscitato. Le mie recensioni, che altro non sono se non riflessioni su quello che leggo, sono lo specchio di quello che ho provato leggendo, un chiacchierare a volte confuso che non può che concludersi in questo caso con un'esortazione a tutti: leggetelo!

E' scritto come al solito molto bene, e come al solito, data la grande bravura dell'autrice, è capace di offrire al lettore diversi punti di vista di una stessa questione, forzandolo a mettere in discussione sè stesso e le proprie convinzioni (o illusioni). Come si evince già dalla trama, il tema principale è il razzismo, soprattutto quello nei confronti delle persone di colore, ma nel libro è visto da tanti aspetti, non solo quello della discriminazione delle persone con un colore della pelle diverso da quello della maggioranza. C'è infatti anche una profonda riflessione sulla genitorialità e sul dolore terribile causato dalla perdita di un figlio, con un interessante contrasto tra l'umanissima pietà e compassione che proviamo istintivamente per due genitori colpiti da un dolore così grande e la contemporanea e immediata repulsione per le idee e la vita di quegli stessi genitori. E' bello e, per me, completamente inedito l'argomento della "riconversione" dei razzisti, con una riflessione sul percorso di consapevolezza che, soprattutto negli Stati Uniti, molte persone fanno a proposito delle loro convinzioni. C'è il punto di vista delle persone "bianche", magari genuinamente non razziste, ma così terrorizzate dalla raccapricciante ipotesi di scoprirsi peggiori di quanto credono da sottolineare invece, senza volerlo, ogni differenza tra due mondi contrapposti e che spesso non riescono davvero a parlarsi. E c'è il punto di vista delle persone di colore che vogliono, anzi sono orgogliosi di "differenziarsi" il più possibile, perché loro non sono "come i bianchi", non vogliono l'elemosina di una concessione da parte di indulgenti padroni.

Questo romanzo mi ha fatto riflettere soprattutto su quello che la Picoult chiama "razzismo inconsapevole": nessuno di noi bianchi si sofferma mai a pensare al peso che il colore della sua pelle ha nell'ambiente che frequenta, è un dato di fatto acquisito che noi bianchi siamo la "norma". Pensate quando leggiamo un romanzo: non ci viene detto di che colore è la pelle dei protagonisti, a meno che non sia nero... Soprattutto mi ha colpito tantissimo un passaggio in particolare: al contrario dei neri, nessun bianco cresce con l'idea e l'acuta consapevolezza che quello che fa, in bene o in male, ricadrà in positivo o in negativo su tutti quelli della sua "razza". Io ho pensato tanto, leggendo questo libro, mi sono arrabbiata, ho riflettuto e anche pianto. Che brava Jodi Picoult!

Cheers,
Eva

venerdì 7 luglio 2017

Un nuovo inizio

Hello!

Bentornati nel mio angolo, dove torno dopo un po'!
Grazie mille per esservi riaffacciati qui da me. E' tanto tempo che non scrivo qui sul blogghino, anche se ovviamente, in tutto questo tempo, non ho smesso di leggere.
In queste ultime settimane, anzi, ho letto tanto e così bene come non mi capitava da tanto tempo.

Spero che la sorpresa che avete trovato vi sia piaciuta... ebbene sì, dopo parecchio tempo ho cambiato la grafica del blog.
In questo periodo di "stand by", ho provato a lavorare sull'aspetto esteriore del mio spazio, cercando di renderlo più semplice e pulito, più lineare, più "mio". Non garantisco che rimarrà identico nei prossimi giorni, potrebbero esserci alcuni piccoli aggiustamenti, soprattutto perché voglio renderlo il più pratico possibile e io non sono così brava con robe di grafica e così via... anzi, ogni suggerimento e consiglio è ben accetto!

Questo mio riaffacciarmi nel mondo della blogosfera ha per me il sapore di un riavvio, di un nuovo inizio, in cui dare spazio soprattutto a un aspetto della mia vita che è da sempre, per me, fondamentale: leggere storie. In queste ultime settimane mi sono resa conto che sono fisicamente circondata di storie, che a casa ho decine e decine di libri comprati negli ultimi anni sull'onda di un impulso, di una spinta all'accumulo che, mi rendo conto, sta cominciando a sconfinare quasi nell'ossessione. Quanto c'è ancora da leggere, e quanto poco tempo c'è sempre...
Per questo, qui in questo mio spazio d'ora in poi troverete anche chiacchierate su libri usciti non proprio recentemente, in aggiunta a qualche nuova uscita, soprattutto quelle dei miei ben noti autori "feticcio". Inoltre, come sempre non troverete mai recensioni del tutto negative: dato che "la vita è troppo breve per leggere libri brutti", farò come sempre mio il Diritto Del Lettore Numero 3 ("Il diritto di non finire il libro") e porterò a termine solo quei libri che mi lasciano qualcosa di positivo dentro.

Il mio "nuovo inizio" è testimoniato anche dal nuovo nome del blog, che ora come potete vedere è

La libreria di Eva

a simboleggiare il fatto che questo spazio virtuale sarà un po' il riflesso dei miei scaffali di casa, sui cui si accumulano viaggi della mente, pensieri, un po' di polvere e tanta libertà. Negli ultimi tempi, dopo un'ubriacatura di letture su ebook e tablet, per me sta infatti ritornando prepotente l'esigenza di leggere su carta, anche ma non solo per non "sprecare" il vero patrimonio di parole e immaginazione che mi circonda in casa, patrimonio per il quale spendo molto più che per qualsiasi altra cosa che mi riguardi.

Per oggi vi lascio, augurandovi uno splendido weekend che in tutta Italia si preannuncia di sole e caldo estivo: al mare o in montagna, in città o al lago, buone letture!

A presto.

Cheers,
Eva

giovedì 4 maggio 2017

Per dirla con Mark Twain...

Hello!

"La parola giusta può essere efficace, ma nessuna parola sarà mai efficace come una pausa al momento giusto"
Mark Twain

No, non sono partita improvvisamente per l'altro emisfero, non sono sparita dalla faccia della terra. Sono ancora qui, sto bene, ma nelle ultime settimane una sottile inquietudine mi si è insinuata nei pensieri. 
Ormai sono quasi due anni e mezzo che ho lanciato al mondo questo mio blogghino, in cui mi diverto a parlare delle sciocchezze che scrivo (sempre meno, in realtà) e delle belle sensazioni che mi  lasciano i libri che mi appassionano. Un blogghino che è uno spazio in cui mi sono sempre rifugiata come in "una stanza tutta per me", in cui parlare di cose belle: buone letture, iniziative interessanti, passioni. Un blogghino che è, senza alcuna recriminazione da parte mia, un angoletto microscopico di un mondo vasto e variegato che si ingrandisce sempre di più. Avete idea di quanti lit-blog ci sono in rete? Partendo da quelli più di nicchia e poco conosciuti, passando da quelli di genere (tipicamente giallo o rosa), fino ad arrivare ai blog più importanti e riconosciuti, che comunque, al netto di gusti più o meno affini ai miei, fanno un gran lavoro di promozione della lettura e ne ricevono il giusto riconoscimento... recentemente ne ho contati più di un centinaio, ma limitandomi a quelli su blogger. E wordpress? E i siti  specializzati? Tutto un mondo a me sconosciuto - perché io ho davvero poco poco tempo da dedicare ad altro che non sia la mia famiglia e il mio lavoro "vero", intenso e a tempo pieno. 
E ultimamente sono sempre più stanca. Sempre più sento la fatica di leggere quasi solo per poi recensire, del leggere cercando la frase per la citazione giusta, senza il piacere di abbandonarsi alla lettura... e basta. 
La lettura per me è sempre stata una parte imprenscindibile della mia giornata, un modo naturale di essere, ma sempre più in queste ultime settimane ha preso forma la sensazione che non fosse più così. Una brutta, bruttissima sensazione di "dovere", quasi che il blog, e tutto quello che c'è attorno  (scrivere recensioni, rimanere attiva sui blog amici, trovare interessanti argomenti di cui chiacchierare) si fosse trasformato in una incombenza obbligatoria. 
Per tutto questo ho deciso di premere il tasto "pausa". 
All'inizio di Aprile mi sono data un termine: per un mese, prova a leggere senza pensare al blogghino, come se non esistesse, com'era prima che decidessi di lanciarti in questa avventura. E vedi come va. 
Com'è andata? E' andata che sono ancora in apnea. Mi sento ancora bloccata, quasi soffocata dall'idea di leggere per doverne poi parlare qua. 
E quindi ho bisogno di un altro po' di tempo, e sentivo di doverlo scrivere, di doverlo dire alle amiche affezionate che apprezzano le cose che scrivo qui, che non meritano che io  sparisca per chissà quanto tempo ancora senza neanche una parola di spiegazione. 

Non so per quanto ancora il blog resterà ancora in pausa, ma sono sicura che non sarà definitiva. Non sono ancora pronta a mettere la parola fine alla mia presenza nella blogosfera, e certamente rientrerò, più carica di prima, per parlare qui nel mio spazietto delle belle cose che leggo e condividere  emozioni e scoperte. Scusate se non sarò così attiva neanche nei vostri blog, magari non lascerò spesso commenti ma sappiate che ci sono e vi leggo.

Ci rivediamo presto, prometto. 

Cheers,
Eva

venerdì 31 marzo 2017

RECAP mensile - Marzo 2017

Hello!

Eccoci giunti a un altro appuntamento con il consueto riassunto mensile delle mie letture, in questo ultimo giorno di Marzo in cui l'aria, qui a Roma, profuma di una splendida primavera...
Vediamo insieme quali sono state le storie che mi hanno accompagnato in questo mese.


Jane e il mistero del Reverendo e Jane e il segreto del Medaglione - S. Barron.
Il secondo e il terzo volume delle indagini di Jane Austen. Riletture che mi concedo sempre quando sono in cerca di una storia sicuramente interessante, scritte magnificamente in uno stile che ricorda benissimo quello originale di zia Jane. Adattissime a chi non si stanca mai delle atmosfere austeniane. Qui la mia recensione al primo dei due volumi letti questo mese.


Ogni giorno ha il suo male - A. Fusco
Mi ero approcciata con molta curiosità a questo libro, sperando in una bella lettura, in uno di quei gialli che fidelizzano il lettore, spingendolo a seguirlo nelle successive storie. Purtroppo non mi ha colpito molto. Il libro è scritto indubbiamente bene, l'autore è del mestiere e si vede, ma è mancato quel guizzo, quel qualcosa in più che fa emergere la storia, il personaggio, un carattere. Non proseguirò la serie.



Ciò che inferno non è - A. D'Avenia
Splendida lettura, emozionante e commovente. Mi è piaciuto moltissimo, qui la mia recensione.


Magari domani resto - L. Marone
Comprato e letto con molti molti dubbi: ne avevo letto solo recensioni estasiate e positive, e in genere non riesco ad approcciarmi a un libro se ha aspettative così alte. Invece alla fine si è rivelato piacevole, non straordinario come l'hanno giudicato tanti altri ma una bella storia, che mi ha coinvolto e incuriosito fino alla fine. La cosa più bella è lo straordinario nome della protagonista (Luce Di Notte, che ha per me un significato personale molto particolare), e alcuni scorci di Napoli che io ho "rivisto", vividi e chiari come se ancora vivessi in quel delirio di città.



Ninfee nere - M. Bussi
Un noir francese di provincia molto particolare, con tante storie apparentemente slegate che si incastrano nel tempo e nello spazio, e un finale strepitoso e assolutamente inaspettato. Qui la mia recensione.



Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi
Una piacevolissima scoperta, una Milano insolita e particolare. Ne ho parlato qui, e subito mi sono tuffata alla scoperta delle altre avventure di Carlo Monterossi.









Spero che qualcosa possa incuriosire anche voi. 

Cheers,
Eva







giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE - Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi

Hello!

Oggi vi parlerò di una scoperta fatta in totale autonomia, nel senso che non avevo letto niente da nessuna parte su quest'autore, sui suoi libri e personaggi... e come vedrete, sono molto felice di averlo scoperto!

RECENSIONE
QUESTA NON E' UNA CANZONE D'AMORE
Alessandro Robecchi
Sellerio Editore

TRAMA: Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.

Voi continuate a pensare che Milano sia una città grigia. Liberissimi.
Ma ci sono delle albe, e nemmeno troppo raramente, in cui un azzurro cilestrino che toglie il fiato si litiga l'orizzonte con un rosa che non vuole andarsene, ed è una danza che vale la pena vedere.

Ma che bella scoperta questa voce milanese scanzonata, ironica fino al sarcasmo, divertente e cinica, che ci racconta una storia coi fiocchi: una trama articolata, ben costruita, ben raccontata, intervallata da citazioni delle canzoni di Bob Dylan, che ci accompagnano come una colonna sonora tra i viali e i vicoli di una città dipinta troppo spesso solo come frenetica e grigia.
Sin dalle prime battute, seguiamo Carlo Monterossi nelle peripezie in cui è coinvolto suo malgrado, una specie di viaggio alla Tutto in una notte, in cui, accompagnato dai suoi fidati amici Nadia e Oscar, si troverà ad affrontare un'indagine per cercare di capire chi lo vuole morto e perché.
I personaggi che il protagonista incontra emergono da un sottobosco insospettabile di malaffare ed espedienti, che gli aprono uno squarcio inedito su una vita altra rispetto a quella patinata e luccicante che suo malgrado ha vissuto fino a quel momento: due killer su commissione, una coppia di zingari saggi e dalla sapienza antica, un'esperta hacker informatica arrabbiata col mondo, un vecchio malato e terribile, una giovane e bellissima ragazza ormai disillusa, o forse ancora no...

Ho davvero apprezzato questo romanzo, si legge molto velocemente e la storia è intrigante, sorretta da una buona scrittura, a tratti molto divertente: mi sono trovata spesso a sorridere e a volte anche a ridacchiare da sola, soprattutto durante i siparietti di Carlo con la simpaticissima domestica Katrina, che gli pulisce casa e prega perché lui finalmente trovi una bella ragazza e si sistemi.

Mi è piaciuta molto anche la satira sui programmi spazzatura (la grande "Fabbrica di Merda") che appassionano milioni di telespettatori, ansiosi di sbirciare dal buco della serratura vicende sempre più scabrose e scandalose, per poter forse sentirsi migliori nella propria mediocrità. In particolare, la conduttrice del programma "Crazy Love" è ricalcata sulla conduttrice più famosa della nostra TV, con i suoi sorrisi sparati sotto la luce dei riflettori che le levigano la pelle mentre parla dei particolari più sordidi e dolorosi con lo stesso tono con cui lancia il successivo blocco pubblicitario.

Su tutto, mi è piaciuto molto come Robecchi parla di Milano, della sua città, descrivendola con amore e disincanto, senza abbellirla né impreziosirla, che guardando certi scorci della Milano da bere, della città del fare, della gran Milan, non ve n'è affatto bisogno.

I Giardini "Indro Montanelli" di Porta Venezia

Sono stata molto felice di scoprire che Robecchi ha scritto altri quattro capitoli con protagonista Carlo Monterossi: altre quattro storie da scoprire, in compagnia di personaggi ben caratterizzati cui mi sono già affezionata.

Cheers,
Eva




lunedì 27 marzo 2017

RECENSIONE - Ninfee nere - Michel Bussi

Hello!

Rieccomi qui sul blog con la recensione di un bel giallo-noir francese, di un autore poco conosciuto qui da noi ma, a quanto pare, amatissimo in madrepatria.

RECENSIONE
NINFEE NERE
Michel Bussi
Edizioni E/O

TRAMA: A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

La faccenda durò tredici giorni. Il tempo di un'evasione.
Tre donne vivevano in un paesino.
La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la prima era la più determinata.
Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare?
La terza, la più giovane, si chiamava Fanette Morelle. La seconda si chiamava Stéphanie Dupain. La prima, la più vecchia, ero io.

Una perfetta atmosfera francese, ma non quella scintillante della capitale, bensì quella più sonnolenta e defilata della periferia, in questo caso del paesino di Giverny, nell'alta Normadia: ecco la cornice ideale per questo insolito noir che trasporta il lettore in una storia misteriosa e a tratti cupa. I colori tenui dei quadri di Monet, la dolcezza delle ninfee ritratte sul famoso laghetto, l'armonia del ponte riflesso nelle calme acque dell'Epte... tutto costituisce il fondale armonico e apparentemente idilliaco di una storia violenta di follia e rabbia, di paura e di voglia di libertà.

Non è facile parlarvi di un noir in generale, e di questo in particolare, senza svelare troppo della trama, soprattutto senza rivelare troppi particolari. Mai come in questo caso l'evolversi della storia deve seguire il suo corso naturale, prendendo per mano il lettore e accompagnandolo attraverso strade tortuose e vicoli che sembrano ciechi, fino allo sconvolgente finale, totalmente inaspettato.

Per me, non è stato facile entrare subito dentro questa storia: le prime pagine sono quasi faticose, perché vengono introdotti diversi personaggi, il punto di vista e perfino lo stile della narrazione cambiano continuamente e la vicenda sembra perdersi in mille rivoli inconcludenti e slegati tra loro. Ma man mano che procedevo nella lettura, affascinata comunque da una scrittura pulita e netta, e incuriosita da un personaggio in particolare, vedevo, sentivo che tutto confluiva progressivamente verso un finale perfetto, con un colpo di scena costruito in maniera impeccabile grazie al quale finalmente tutto è andato al suo posto.

Una delle protagoniste, Stephanie, mi ha fatto tanta tenerezza e rabbia insieme. Una moderna Madame Bovary, una come quell'amica che tutte abbiamo, che ti fa venir voglia di scuoterla e di gridarle in faccia di svegliarsi, di guardare in faccia la realtà, di non perdersi dietro alle sue stupide fantasticherie e alle sue illusioni...

Ma come accennavo sopra, ho amato moltissimo, in particolare, il personaggio del viceispettore Sylvio Bénavides: la sua solidità, che fa da contraltare alla leggerezza un po' sconsiderata del suo capo Laurenc Sérénac, la sua mania delle liste e la sua concretezza, a mio parere, ne fanno una perfetta spalla investigativa e me l' hanno reso un perfetto compagno di avventure nella lettura di questo libro sorprendente.

Cheers,
Eva


giovedì 23 marzo 2017

I libri sulle bancarelle

Hello!


Faccio una premessa al post: ci sono due case editrici italiane, che sono classificate tra quelle di "media editoria", che io adoro incondizionatamente. Sono la Neri Pozza Editore (Vicenza) e la Edizione E/O (Roma). Quando dico che amo queste CE, intendo che è il loro intero progetto editoriale ad avermi convinta. Entrambe hanno lo scopo di diffondere letteratura di qualità al di fuori dei canali mainstream più sfruttati da case editrici più famose, e hanno in catalogo traduzioni di autori provenienti da paesi pochissimo esplorati qui in Italia (letterariamente parlando): per esempio Est europeo, Africa, Giappone, Medioriente... Entrambe poi traducono e pubblicano autori europei (francesi, spagnoli, irlandesi) famosissimi in patria ma pressocché sconosciuti qui da noi.
I lavori di queste CE sono curatissimi anche dal punto di vista editoriale: i libri cartacei della Neri Pozza hanno secondo me le copertine più belle in circolazione, con quella carta spessa e rugosa che è quasi il loro marchio di fabbrica; le immagini sulle copertine degli E/O sono sempre originali e "vestono" benissimo il contenuto (sull'annosa questione delle copertine di altre CE che spesso e volentieri non c'entrano niente con titolo e testo, torneremo un'altra volta...).

Il perché di questo lungo preambolo è presto detto: io comprerei tutto, davvero tutto di queste due CE, quasi a scatola chiusa. Recentemente ho scaricato (gratuitamente) il catalogo completo della Neri Pozza (lo potete fare anche voi qui): più di 1000 pagine di sorprese continue, di autori che mi hanno intrigato e di libri che dovrebbero finire quasi tutti direttamente nella mia ormai infinita wishlist. Il problema (oltre all'ovvia mancanza di tempo per leggere tutto quello che si vorrebbe) è uno solo: il costo. Dal momento che, ovviamente, la qualità si paga, i libri di queste CE sono abbastanza cari per le tasche di un lettore abbastanza forte come sono io (senza falsa modestia: parliamo di una cinquantina di libri l'anno almeno... significa uno a settimana), e nessuna di queste due CE ha purtroppo le edizioni economiche in cui far uscire i libri dopo qualche anno dalla prima pubblicazione (come ad esempio fa la meritoria Feltrinelli). Parliamo di libri a 16, 18, a volte anche 20 Euro! 
Anche gli ebook sono abbastanza cari; certo un po' si risparmia, ma viaggiamo anche qui sui livelli abbastanza alti di 8 o 10 Euro l'uno (e in generale io ho una certa ritrosia a superare la soglia dei 5 Euro per un ebook).

Ogni volta quindi devo pensarci bene, più e più volte, perché un acquisto di questo tipo deve entrare nel bilancio di mille altre "piccole" spese familiari che ovviamente di questi tempi vanno tenute ben sotto controllo!

E' vero che ci sono mille modi di leggere risparmiando (le biblioteche, prima di tutto), ma quello su cui mi voglio soffermare oggi è uno in particolare: le bancarelle dei libri. La riflessione di cui vi parlo oggi nasce proprio dal mio più recente acquisto: due Neri Pozza trovati su una bancarella a Roma, in ottime condizioni (secondo me non sono usati, sembrano mai aperti), al costo di 5 Euro l'uno!

Si tratta di L'anima del mondo, di Alejandro Palomas (l'autore del recente, fortunatissimo Un figlio), e Ogni cosa è segreta, di Laura Lippman (cliccando sui titoli verrete reindirizzati alle schede Amazon dei due libri).

Spesso i libri che si trovano sulle bancarelle non sono prime edizioni, sono usati e un po' sgualciti, oppure sono libri un po' vecchi, usciti con case editrici sconosciute e un po' improbabili, che magari riprendono testi fuori commercio già da un po'. Ma questi due, come ho detto più su, sono nuovi, in perfette condizioni, sembrano non essere stati mai aperti, e soprattutto ce n'erano più copie, proprio come in libreria. Non moltissime, giusto due o tre, ma si capiva che non erano semplicemente libri dismessi, che ne so, da un lettore che cercava di guadagnare spazio in casa sua.

Mi sono chiesta immediatamente: ma da dove cavolo vengono? Come hanno fatto ad arrivare qui, su questa bancarella un po' sbilenca lungo una strada di Roma, tra banchetti di bigiotteria e abbigliamento a buon mercato?

Ho anche chiesto, il più gentilmente possibile, ai due ragazzi che vendevano i libri, che tra mille difficoltà (erano stranieri e parlavano male l'italiano) e con gran sorrisi hanno provato a spiegarmi che loro recuperano tutti questi libri "in stock". Io non ho capito cosa significa, e tornata a casa mi sono sentita anche un po' inquieta: da dove vengono questi volumi? Che strade fanno per arrivare fino alle bancarelle? Molti sono usati, d'accordo, ma quelli come i miei due recenti acquisti, che sembrano nuovi e perfetti? A volte si trovano anche libri appena usciti in libreria. Che c'è dietro? Qual è la loro provenienza? Sono troppo paranoica? Mi sono quasi pentita dell'acquisto, vorrei non averli comprati. Oppure dovrei farmi meno domande e apprezzare piuttosto l'occasione di leggere bei libri a poco prezzo?

Voi cosa ne pensate degli acquisti su bancarella?

Cheers,
Eva

sabato 18 marzo 2017

RECENSIONE - Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia

Hello!

Oggi vi parlo un po' di un libro abbastanza recente, molto conosciuto e molto amato, che è piaciuto tantissimo anche a me.

RECENSIONE
CIO' CHE INFERNO NON E'
Alessandro D'Avenia

TRAMA: Don Pino sorride. Un sorriso strano, quieto, come emerso dal profondo del mare quando la superficie è in tempesta. Mi ricordo ancora la prima lezione con lui. Si era presentato con una scatola di cartone. L'aveva messa al centro dell'aula e aveva chiesto cosa ci fosse dentro. Nessuno aveva azzeccato la risposta. Poi era saltato sulla scatola e l'aveva sfondata. «Non c'è niente. Ci sono io. Che sono un rompiscatole.» Ed era vero. Uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo. Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita, quella vera. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa, che li porti lontano quanto il pallone quando lo si calcia fortissimo nel campetto di terra battuta. Le strade dove si muove Lucia, che ha il coraggio di guardare il mondo con occhi luminosi e di non voler fuggire, perché il solo lievito per un cambiamento possibile è nascosto tra le mani di chi apre orizzonti dove il destino prevederebbe violenza e desolazione. Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino, con il coraggio di chi nell'atto stesso di morire insegna come vivere a noi che restiamo. Un uomo semplice ma capace di generare la sola epica possibile oggi: quella quotidiana, conquistata passo dopo passo sul confine tra luce e lutto, parola e silenzio. Unendo il respiro antico di una narrazione corale e l'intensità di un'invocazione, questo romanzo ci parla di noi, della possibilità - se torniamo a guardare la vita con gli occhi dei bambini che tutti siamo stati - di riconoscere anche in mezzo alla polvere ciò che inferno non è.

Togli l'amore e avrai l'inferno, mi dicevi, don Pino.
Metti l'amore e avrai ciò che inferno non è.
 
Ho amato molto questo libro, anche se indubbiamente ha alcuni "difetti" (metto la parola tra virgolette, perché fossero sempre questi i difetti che troviamo nei libri che leggiamo, sarebbero sempre solo bellissime letture...), dettati soprattutto da una certa confidenza che l'autore si prende con i potenziali lettori: si vede un po' troppo che D'Avenia è un insegnante di scuola superiore, e che è ai suoi alunni che si rivolge con fare a volte troppo ammiccante e pedagogico. Ma la storia è bella, solida, c'è, e in fondo è anche giusto commuoversi per questa storia di formazione e di consapevolezza.

Il personaggio di don Pino è forte ed evocativo e Federico, il giovane protagonista, diventa lo strumento per narrare un percorso di consapevolezza dettato con semplicità e amore da questo prete di periferia, che semplicemente ama la vita, i suoi ragazzi, la loro innocenza e la gioia del dare e darsi, per rendere il nostro pezzetto di mondo un po' meglio di quanto potrebbe essere.

Federico, nello spazio di un'estate diversa da tutte le altre, cresce e impara a guardarsi dentro, a cercare la propria forza e la propria unicità, si innamora, si scontra con la vita reale al di fuori del bozzolo dorato in cui i suoi genitori lo hanno fino a quel momento fatto vivere (per troppo amore, forse), e trova la sua strada o meglio, trova l'inizio, i primi passi giusti del proprio cammino di vita.

Su tutto, domina lo sguardo dello scrittore per la sua Palermo, meravigliosa e crudele, ricca e poverissima, splendente e in rovina: alcune pagine sono un invito fortissimo a visitare questa città e a scoprirne la sua anima spesso ignorata dai più.


Sul personaggio di don Pino... non c'è molto altro da dire rispetto a tutto quello che è già emerso dalla cronaca: la sua figura umile e coraggiosa andrebbe approfondita e studiata al liceo come esempio di quello che inferno non è, anche nel cuore nero dell'inferno di un quartiere devastato, di case senza amore e di anime senza alcuna possibilità.

Solo toccando un pezzetto di bellezza possono desiderarla. L'inferno è il posto in cui lo spazio per i desideri è già tutto occupato. Allora si fa quello che viene ordinato a testa bassa.A volte si pensa che la mafia sia la violenza del pizzo, gli omicidi, le bombe. Ma don Pino lo sa che la vera violenza è l'assenza di una scuola media in un quartiere di quasi diecimila anime.

Cheers,
Eva


mercoledì 8 marzo 2017

FESTA DELLA DONNA 2017

Hello!

Buon 8 Marzo a tutte!

Ho ricevuto una bella newsletter dalla Feltrinelli Editore, che raccoglie per l'occasione un bel po' di libri selezionati per questa ricorrenza. In particolare, mi ha molto colpito la loro scelta di libri "di autrici da tutte le latitudini". Alcuni di questi titoli mi hanno subito incuriosita e quindi, per celebrare insieme questa festa della donna, ve li ripropongo qui, per condividerli con voi.

Il giardino di Amelia - M. Serrano.
Cile, anni ottanta, sotto la dittatura del generale Pinochet. Un giovane sovversivo, Miguel Flores, sospettato di svolgere attività rivoluzionarie, viene mandato al confino in un paese nei pressi di un grande tenuta, La Novena, di proprietà di una ricca latifondista, Amelia. Tra i due, dopo un’iniziale diffidenza, nasce un profondo legame, arricchito dal gusto per la lettura. Amelia è una signora avanti negli anni, vedova con figli, molto colta, che ha molto viaggiato ed è stata traduttrice. La sua mentore, colei che le ha insegnato il gusto per la lettura, è stata una cugina, Sybil, che vive a Londra e lavora in una grande casa editrice. La vita scorre tranquilla, i due conversano, meditano sul loro presente, sulla vita, sui libri, il legame si fa sempre più stretto, lui va a vivere da lei finché una notte arrivano i militari a dargli la caccia perché sono state scoperte delle armi sepolte nella tenuta. Lui riesce a fuggire, Amelia invece viene catturata, torturata e solo quando viene riconosciuta estranea ai fatti viene rilasciata. Molti anni dopo Miguel, malgrado si sia rifatto una vita in Europa, rimane ossessionato dai ricordi e tramite Sybil viene a sapere cosa è successo ad Amelia dopo la sua fuga. Gettato nel più totale sconforto, Miguel però capisce che l’unica chiave per superare i suoi sensi di colpa è tornare in Cile e affrontare il suo passato.

Euridice Gusmao che sognava la rivoluzione - M. Batalha.
Rio de Janeiro, anni quaranta. Nel quartiere di Tijuca, tutti conoscono le stranezze di Eurídice e Guida Gusmão. Bellissima e ribelle, Guida è fuggita di casa per coronare il proprio sogno d'amore con il rampollo di una famiglia che si opponeva al fidanzamento. Mentre Eurídice, figlia modello rimasta a consolare i genitori, è una moglie devota e attenta, salvo poi, di tanto in tanto, lanciarsi in qualche bizzarro progetto per passare il tempo. Ma che sperimenti fantasiose ricette a base di curcuma e latte di cocco, avvolgendo la cucina in una nuvola seducente di aromi che mai si erano sentiti in una casa rispettabile, o trasformi il salotto in un atelier di sartoria all'ultima moda, ogni sua iniziativa è destinata al fallimento. La società carioca non è ancora pronta per dare spazio alle donne intraprendenti e nessun uomo è interessato ad avere una moglie che pensa, meglio accontentarsi di una vita tranquilla e senza scossoni. E Antenor, il marito di Eurídice, non è da meno. Finché, un giorno, Guida si presenta alla porta della sorella. Infelice e sventurata, è disposta a tutto per sopravvivere. Con o senza un marito al proprio fianco. Sullo sfondo di una città che brulica di passione e di vita, si dipana il rocambolesco percorso di emancipazione delle due sorelle e il loro tentativo di scendere a patti con il ruolo imposto dalla società dell'epoca. Perché ogni grande rivoluzione comincia tra le mura domestiche.

Damasco - S. Amiry.
Damasco suona magica e favolosa, e continua a suonare così mentre si riempie di violenza e di fantasmi. Nessuno meglio di Suad Amiry poteva raccontare il fulgore del passato per aprire una porta sul presente. Il racconto comincia nel 1926, nel palazzo di Jiddo e Teta - marmi colorati, soffitti a cassettoni, fontane che bisbigliano nell'ombra -, comincia quando, dopo trent'anni di matrimonio, Teta torna per la prima volta ad 'Arrabeh, il villaggio da cui era partita poco più che bambina per andare in sposa al ricco e nobile mercante damasceno Jiddo. Il viaggio di Teta - intrapreso nella speranza di poter dare l'ultimo saluto alla madre - imprime una svolta inattesa al suo matrimonio: il sensuale Jiddo la tradisce. Il perfetto equilibrio della casa sembra spezzarsi, ma poi la vita della famiglia riprende: la dolcezza delle consuetudini smussa le asperità, i rituali attenuano e riassorbono i contrasti, gli equilibri si riassestano. Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Baroudi, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le figlie femmine. Passano gli anni, ed è ancora una volta l'arrivo di un bambino a sparigliare le carte, a far luce nelle pieghe più nascoste dell'intimità domestica: vengono così a galla segreti inimmaginabili, come quello che lega la tenera Karimeh alla sorella maggiore Laila, che con piglio inflessibile ha assunto il ruolo di capofamiglia...

Il peso dei segreti - A. Shimazaki.
Per tutta la vita Yukiko ha convissuto con un terribile segreto: la mattina del 9 agosto del 1945, prima che su Nagasaki fosse lanciata la bomba, ha ucciso il padre. In una lettera lasciata alla figlia dopo la morte, confessa il crimine e rivela di avere un fratellastro. Ben presto si scoprirà che non solo Yukiko custodisce segreti inconfessabili. I racconti personali si intrecciano con le vicende storiche: la Seconda guerra mondiale in Giappone, i conflitti fra Corea e Giappone, il terremoto del 1923. Le generazioni si susseguono ed emerge un ritratto lucido di una società, quella nipponica, piena di contraddizioni e legata alle sue tradizioni. Sullo sfondo, la natura, presenza costante e discreta, si imprime nella mente del lettore per piccoli tocchi, delicati ed eleganti come la scrittura di Shimazaki: il vento che accarezza una guancia, le nuvole in un cielo afoso d’estate, le lucciole che volano sopra un ruscello, il prato blu dei wasurenagusa, le camelie nel bosco a Nagasaki. Frasi brevi, di raffinata semplicità, ora garbatamente poetiche, ora sensuali, affrontano drammi privati e universali, offrendo con pari maestria sguardi disparati di bambini, adulti e anziani, e anche la storia più cupa finisce per risolversi nella levità che Shimazaki ha saputo infondere.

Cheers,
Eva





lunedì 6 marzo 2017

RECENSIONE - Jane e il mistero del Reverendo - Stephanie Barron

Hello!

Carissime Janeite tra voi miei lettrici, ecco un post che spero potrà interessarvi e incuriosirvi. Se come me non siete mai stanche delle atmosfere austeniane, se come me amate immergervi nel mondo di mussole e gentiluomini che la grande scrittrice inglese ci ha fatto conoscere, allora non potete perdervi questa bellissima serie di gialli storici, dalle atmosfere meravigliosamente ricostruite, in cui l'investigatrice altri non è che... Jane Austen stessa!

RECENSIONE
JANE E IL MISTERO DEL REVERENDO
Stephanie Barron

TRAMA: Gli Austen si stanno preparando a un piacevole soggiorno a Lyme Regis, amena località di mare nel Dorset. Ma, sin dal loro arrivo, in una notte fredda e piovosa, oscuri presagi sembrano minacciarne la permanenza. Un incidente di carrozza, proprio ai confini della cittadina, costringe i viaggiatori, scossi dallo spavento, a cercare rifugio nella sinistra dimora di Mr. Geoffrey Sidmouth, uomo di indiscutibile fascino, ma dal comportamento austero e inquietante. Di lì a pochi giorni, la tranquillità della stessa Lyme viene scossa da un'orribile tragedia: un uomo viene trovato impiccato sulla riva del mare e i sospetti di tutti puntano il dito contro il temuto «Reverendo». Di tutti, ma non di Jane, ancora una volta implicata in una pericolosa indagine. Chi si cela dietro la misteriosa identità del «Reverendo»? Cosa nasconde Mr. Sidmouth con la sua ambigua freddezza? Chi è l’inquietante figura avvolta in un nero mantello che si aggira nella notte lungo la costa battuta dai flutti. Le domande si accavallano e sfortunatamente le risposte sembrano portare tutte nella stessa direzione, cioè all’ultima persona di cui lei vorrebbe sospettare… l’uomo che ha conquistato il suo cuore.

"Dunque lo stanno recuperando, proprio come ha detto il capitano Fielding", osservai fra me, con un certo sbalordimento.
E subito ebbi risposta da qualcuno che nel frattempo mi si era accostato senza che me ne accorgessi: "In un'ora in cui quasi tutte le donne avrebbero timore di mostrarsi fuori casa, voi siete più bella di quanto potessi immaginare, Miss Jane Austen di Bath"

Leggo e rileggo con piacere tutti i volumi di questa saga, ogni volta rammaricandomi che la casa editrice abbia deciso di sospenderne la pubblicazione in italiano. Qui nel nostro paese siamo infatti fermi all'ottavo volume, mentre oltreoceano l'anno scorso è stata pubblicata la tredicesima puntata di questa serie di gialli storici, ambientata negli anni in cui visse la grande scrittrice inglese, nei luoghi che lei visitò e che furono di ispirazione per i suoi romanzi.

"Le indagini di Jane Austen" sono il frutto di un artificio letterario, in cui l'autrice Stephanie Barron immagina di rinvenire un vecchio baule che racchiude le lettere perdute di Jane alla sorella Cassandra. In esse, Jane racconta, con dovizia di particolari, le vicende piccole e grandi di cui è testimone nelle cittadine in cui soggiorna, gli incontri nelle ville di campagna, le vicende intricate e misteriose su cui, con la sua sagacia e la sua intelligenza, è chiamata a indagare.

Tra le pagine di questi libri, Jane esplora la natura umana, le sue miserie e i punti più alti di nobiltà e onore, sempre all'interno della cornice, magnificamente caratterizzata, della buona società inglese dei primi anni del 1800. Suo malgrado, infatti, Jane viene coinvolta in indagini quasi del tutto cerebrali, in cui non ci sono prove materiali da scoprire ma soprattutto ragionamenti da fare, magari mentre si è sedute compostamente in un salotto, accanto al fuoco, a ricamare su fini pezze di mussola, oppure mentre si passeggia lungo la spiaggia, trattenendo con la mano il cappellino e sorridendo appena ai gentiluomini che passano accanto a cavallo...

Lasciatevi andare al mondo di Jane e tuffatevi in questi libri, per apprezzare non solo la storia gialla, il mistero che alla fine verrà brillantemente risolto grazie alle intuizioni della scrittrice, ma anche per godere delle splendide descrizioni della campagna inglese, delle sale da ballo, delle visite di cortesia scambiate tra gentildonne eleganti, in uno stile tanto simile a quello dell'originale da credere, per un attimo, che davvero queste storie siano state raccontate da Jane stessa e che per miracolo siano giunte fino a noi.


In questo volume, il secondo della serie, Jane esplora i giacimenti di fossili di Lyme pochi anni prima che Mary Anning scoprisse il più completo scheletro di ittiosauro e gettasse finalmente luce sulle prime ipotesi scientifiche relative alla preistoria; si imbatte nei contrabbandieri, i Gentiluomini dela Notte, che sbarcano di nascosto merci di prima qualità - seta, té, brandy francese - per soddisfare le esigenze della buona società londinese in vacanza; indaga, a suo rischio e pericolo, per salvare dalla forca un uomo che la turba e le fa battere il cuore... e soprattutto, riflette sulla natura degli uomini e sui loro sentimenti, sull'amore, sulla nobiltà, sulla fedeltà nei confronti degli amici, del proprio paese, di un ideale.

"Quando sono i principi a motivare le loro azioni, persino gli uomini più ordinari possono manifestare nobiltà. Inoltre ho scoperto che spesso l'apparenza del male può celare un gran bene".
"Invece io sono certa del contrario", ribattei, con una certa asprezza. "Il male si manifesta molto spesso sotto l'aspetto del decoro e della prudenza".
"E' sempre stato così", replicò Mr. Dagliesh. "Ciò che stupisce è che continuiamo a ingannarci"

La serie "Le indagini di Jane Austen è così composta:
1. Jane e la disgrazia di Lady Scargrave
2. Jane e il mistero del Reverendo
3. Jane e il segreto del medaglione
4. Jane e lo spirito del male
5. Jane e l'arcano di Pensfolds Hall
6. Jane e il prigioniero di Wool House
7. Jane e i fantasmi di Netley
8. Jane e l'eredità di Sua Signoria
9. Jane and the Barque of Frailty
10. Jane and the Madness of Lord Byron
11. Jane and the Canterbury Tale
12. Jane and the Twelve Days of Christmas
13. Jane and Waterloo Map

Sono volumi autoconclusivi, e quindi in linea di principio potrebbero essere letti indipendentemente l'uno dall'altro. In realtà, siccome si svolgono seguendo la linea temporale della grande e della piccola storia dell'epoca, seguendo Jane anche nelle sue vicende personali, sarebbe l'ideale leggerli tutti dall'inizio.

Speriamo che la casa editrice italiana (mi si lasci dire, grandissimi complimenti al traduttore italiano Alessandro Zabini per aver reso a meraviglia le atmosfere anche linguistiche della Austen) si lasci persuadere a proseguire la pubblicazione dei romanzi, ferma ormai da cinque anni.

Cheers,
Eva


venerdì 3 marzo 2017

MARZO - Novità in libreria

Hello!

Oggi vi elenco alcune delle novità in libreria, previste in uscita per questo neonato mese di Marzo... Sono quelle che mi hanno più colpito e che spero di leggere presto.

Alcuni avranno il mio perdono - L.R. Carrino - edizioni e/o.
Uscita prevista 16 Marzo. 
Il sangue camorrista si è confuso col sangue degli innocenti nella Napoli di oggi, straziata da una guerra tra fazioni che dura ormai da otto anni. Mariasole Simonetti è a capo della federazione di clan “Acqua Storta” dalla notte in cui uccise il boss reggente davanti agli occhi di sua madre, la potente Angela Lieto. Quella stessa notte, il fratello del capoclan Maurizio Musso pagò con la vita i dubbi sollevati su Mariasole. Una sola notte ha portato in dote due potenti nemici a Mariasole: Maurizio e Angela, uniti dall’ostilità nei suoi confronti e in guerra contro tutta la federazione. Mentre prosegue il gioco di sangue fra i potenti, il figlio sedicenne di Mariasole, Antonio, scalpita per diventare il capo di un gruppo di piccoli criminali, ma c’è di mezzo il suo amore per Rosa Musso, figlia del mortale nemico di sua madre... La guerra fra le due fazioni continua, ma l’amore tra i due ragazzi mescolerà le carte in modo imprevedibile. Ogni delitto avrà la sua confessione, ogni male verrà scontato, ma solo alcuni verranno perdonati. 


La giostra dei criceti - A. Manzini - Sellerio.
Uscita prevista 16 Marzo. 
'La giostra dei criceti' racconta una rapina e una grande macchinazione. Quattro balordi della mala romana, René, Franco, Cinese e Cencio, hanno organizzato un furto in banca, ma qualcosa andrà storto. Nel frattempo nei palazzi del potere, negli uffici del ministero del Tesoro, alcuni burocrati organizzano una trama allucinante per risolvere drasticamente il problema delle pensioni. Tra questi due mondi apparentemente senza contatto, tra centro e periferia, in cima e in fondo alla scala sociale, tutti cercano la stessa cosa: il colpo grosso e definitivo, quello che ti sistema per sempre.
Pubblicato originariamente nel 2007 La giostra dei criceti è satira sociale, suspense, il sentimento e il cinismo, i morti di fame e i morti ammazzati.




Aggiungi didascalia
La donna che sparì con un libro - I. Novey - Garzanti.
Uscita prevista 16 Marzo.
È l’ora di pranzo in un piccolo parco della periferia di Copacabana. Una donna rotondetta con i capelli grigi legati sulla nuca si ferma sotto un mandorlo. In mano ha una valigia e in bocca un sigaro. Sale su un ramo dell’albero e lentamente si inerpica fino in cima. Questa è l’ultima volta che Beatriz Yagoda, famosa scrittrice brasiliana, è stata vista. Di lei non c’è più traccia. Emma Neufeld però, la sua traduttrice americana, non è convinta. La scena della scomparsa ricorda troppo da vicino uno dei primi racconti della sua autrice. Una donna che non lascia mai niente al caso. Beatriz è per lei una seconda madre, una maestra di vita. Non può essere semplicemente sparita. Deve trovarla, e l’unico modo è prendere il primo aereo per Rio de Janeiro e mettersi sulle sue tracce. Lei è l’unica che può decifrare tutti gli indizi. Quando arriva in Brasile però Emma scopre di non essere sola. Alla disperata ricerca di Beatriz ci sono anche i suoi due figli, Raquel e Markus, e Rocha, il suo editore, deciso ad approfittare il più possibile dell’attenzione dei media. Trascinata dall’imprevedibile corso degli eventi, l’improbabile brigata si trova ben presto riunita in un albergo a Salvador de Bahia. Ma cercare di decifrare le tracce che Beatriz ha disseminato nei suoi libri si rivela più pericoloso del previsto. Perché anche un pericoloso aguzzino sta cercando la famosa scrittrice per un debito di gioco. E trovarla potrebbe anche significare ucciderla. La donna che sparì con un libro è l’esordio sublime di una voce unica nel suo genere. Appena uscito negli Stati Uniti è stato celebrato come uno dei libri più originali e innovativi dalla critica più prestigios,a e il «New York Times» l’ha definito la scoperta dell’anno. Idra Novey, scrittrice e poetessa, sa regalarci un’avventura letteraria densa e originale che mescola magia e mistero con calibrate pennellate di stile. Un romanzo sui libri e chi ama scrivere, ma ancora di più per chi ama leggere.


Le coincidenze dell'estate - M. Canuti - edizioni e/o.
Uscita prevista 9 Marzo. 
Milano, estate. Vincenzo è un adolescente particolare: ha pochi amici, è amante della musica metal e degli skate, e non sa ancora bene se è attratto dai ragazzi o dalle ragazze. Italo è un uomo di circa cinquant’anni che un giorno si sveglia su un marciapiede e non ricorda nulla del suo passato. Comincia a vivere come un barbone cercando di ricostruire la sua identità finché non finisce per caso nell’androne del palazzo di Vincenzo. Il ragazzo ha un lampo, sembra riconoscerlo, ma fa finta di non averlo mai visto prima. Dove ha incontrato quell’uomo? E come ha fatto Italo a perdere la memoria? Con l’aiuto di Vincenzo e di Evelina, anziana inquilina del palazzo ed ex parrucchiera dei divi di Cinecittà, Italo riacquista pian piano la memoria. Ne emergerà una storia di bugie e licenziamenti in cui il padre di Vincenzo, borghese egoista e superficiale, potrebbe aver avuto un ruolo cruciale. Le coincidenze dell’estate è un romanzo sull’amicizia inaspettata che può nascere fra tre persone di generazioni diverse, ma non solo. Parla della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, della scoperta dell’omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto; è un romanzo sulla crudeltà del mondo del lavoro e su quanto sia traumatico ripartire da zero dopo aver perso tutto. Ma è soprattutto un romanzo sulla scoperta della propria identità. Tra sorelle circensi, suonatori di polka e ragazzine provocanti, Massimo Canuti scrive un libro leggero e toccante che a tratti assume la forma del giallo. Il tutto nell’insolita cornice di una Milano afosa, lenta e deserta, lontana dallo stereotipo della città fredda, svelta e indifferente che non lascia spazio a nessun contatto umano.


Cheers,
Eva